Briscolone Club

1. luglio 2008 15:49
by pile
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Prossimo Impegno...

1. luglio 2008 15:49 by pile | 36 Commenti

Carissimi,

eccomi di ritorno dopo lungo peregrinare per terre più o meno lontane (e più o meno amene). E' bello constatare la vivacità espressa da questo bloB (ricordatevi di chiamare le cose con il loro nome) nell'ultimo periodo. Per non essere da meno e per cogliere il chiaro invito del Presidente e quello meno chiaro e più confuso dell'altro Presidente propongo:

 In preparazione alla serata salame di braga

 COSA: Pizzata da Sandro Kamataru Figa

 QUANDO: Sabato prossimo

Fin qui sembra tutto quasi normale. Tuttavia è necessario caratterizzare la serata rispondendo a quanto emerge dagli intricatissimi labirinti concettuali e psicologici che mi hanno preceduto:

 COME: è fatto obbligo assoluto di recarsi alla summenzionata pizzeria (peraltro già presente nel Presepe) IN BICICLETTA

(questo per rispondere agli innumerevoli richiami dei tempi che furono quando questo mezzo spadroneggiava ed ora è praticamente dimenticato)

 REGOLA: durante la libagione è fatto assoluto obbligo di consumare birra IN BOTTIGLIA DA 66 cl

(questo per rispondere alla esigenza di qualità sollevata dal Mister; la birra alla spina di Kamataru... vabbè...)

L'appuntamento è per le 19:30 in Piazza muniti del proprio velocipede o ciclope che dir si voglia.    

Confido in una pronta risposta e partecipazione a questa ennesima sfida. So da me che quanto proposto non è di facile realizzazione.. parecchie le difficoltà logistiche, fisico-ambientali, anagrafiche ed anche filosofico terapeutiche. Ma se siamo veramente quello che diciamo di essere tutto ciò non deve spaventarci e tant'è.

 

 

23. giugno 2008 23:20
by belapaol
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Carichi a 70

23. giugno 2008 23:20 by belapaol | 26 Commenti

“Si cresce nella misura in cui si conosce.”È l’insegnamento che ho ricevuto all’inizio del mio percorso e che ho imparato a fare mio. Senza presunzione, ma con decisione, provo a trasmettere, anzitutto vivendola, questa mia convinzione. Ho ricevuto questo “annuncio” a parole, ma sono stato soprattutto accompagnato nello sperimentarlo vivendolo come soggetto profondamente interessato da questa realtà. Crescere – conoscere.Crescere: attenzione, non “diventare grandi”, ma “crescere”. Diventare grandi dà l’idea di un traguardo più o meno raggiunto, magari pure attraverso una crescita, ma che ha lo scopo d’essere proprio perché finalizzata all’essere diventati grandi. Che brutto sentirsi legittimati in una stasi conquistata, in una immobilità consentita dall’essere arrivati. E dove poi? Diventare grandi è un pensare da adulti, o forse, meglio, da un po’ vecchi… dentro. In fondo grandi si diventa comunque. Per natura. Dipende da come.Crescere è invece il “movimento” del bambino. E un movimento necessità della collaborazione armonica di ogni singola componente dell’essere. Sogno, voglio, desidero… pensieri, emozioni, tensioni che ci danno la carica, ci spronano, fanno da carburante. Ci provo, devo, ce la metto tutta… azioni, fatica, sacrifici per non farci pensare di aver perso un’occasione. Per arrivare, ma soprattutto per andare oltre, per fare quel passo in più che è il solo che conta, pur avendone fatti 100 prima. Se 100 li posso fare, è solo il 101esimo che mi può ripagare dei primi 100. Crescere è soprattutto avere la possibilità di dare uno sfogo a quel che ci portiamo dentro, a quel che siamo e che spinge prepotentemente per poter uscire. È troppo stretto lì dentro!Provate tutti a pensarci, ma ditevi la verità; non fate troppo i grandi.Quand’è stata l’ultima volta che avete provato stupore? Sì, stupore, meraviglia: quella strana, meravigliosa sensazione che lascia per qualche momento incapaci di qualsiasi reazione. Parole, gesti, movimenti… tutto inutile. Bisogna solo dirsi fortunati per essere lì in quel momento e basta. È sul fertile terreno dello stupirsi che nasce, si rigenera, cresce il germoglio della conoscenza. Conoscere non tanto per allungare l’elenco di nozioni apprese, quanto piuttosto per vivere un’esperienza: meravigliosa appunto. Di un fatto, di un’idea, di una scoperta… di una persona. È tra le cose più belle che ci possono capitare. Meravigliarsi del fatto di poter conoscere un altro, diverso come tu lo sei. Conoscere non per capire, per svelare, per darsi pace, ma per vivere un rapporto, per metterci del mio accogliendo del suo.Io sì, ci ho pensato e fortunatamente riesco ancora di tanto in tanto a meravigliarmi, a stupirmi. Avete mai provato, tanto per pensare in grande, a stare con il naso all’insù in una notte tersa per almeno 10 secondi? Se l’avete fatto non ditemi che non avete provato a buttare lo sguardo e i pensieri, oltre la meraviglia della volta stellata. Come ci si sente “strani” di fronte al trascendente, all’ignoto, all’inspiegabile. Noi così abituati a chiedere e a darci spiegazioni su ogni cosa che ci sta attorno. Perché allora non provare anche in una dimensione orizzontale di pensieri, quella che siamo abituati a vivere, a lasciare uno spazio all’inconoscibile, al “non ci è dato di sapere”, all’incoscienza…? Meravigliamoci ancora di una presenza inaspettata, di un cambiamento inatteso, di un’emozione difficile da gestire…… di una mano in cui poter chiamare “carichi a 70”. Perché no?!?. Non facciamo sempre, comunque e per forza i “grandi”. Proviamo ogni tanto a lasciare che qualcuno ci faccia, anche di uno zerovirgola, crescere un po’ di più.  “Lungo molti annia grande prezzoviaggiando attraverso molti paesiandai a vedere alte montagneandai a vedere oceani.Soltanto non vididallo scalino della mia portala goccia di rugiada scintillantesulla spiga di grano.”                           Tagore

1. giugno 2008 21:27
by mister
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Grazie Zeo !

1. giugno 2008 21:27 by mister | 35 Commenti

  Caro Mauro ,  l' esperienza empirica dell' incontro ha decisamente sancito

  il tuo essere " Briscolone "   nel cuore e nell' anima , e a nome di tutti porto

  i ringraziamenti per una bellissima serata trascorsa in compagnia .

  GRAZIE ZEO !

25. maggio 2008 15:38
by geretz
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CAMPAGNA ELETTORALE

25. maggio 2008 15:38 by geretz | 50 Commenti

Tongue outDa PRESIDENTE in carica dichiaro aperta la campagna elettorale per l'elezione di un nuovo Presidente del Briscolone, per il 31 maggio a casa Zeo.

Tutti i soci hanno diritto di candidarsi visto che il socio Mister ha anticipato i tempi.

Io socio Geretz Presidente in carica mi ricandido  per una nuova legislatura dei prossimi 4 anni, il voto da effettuarsi a casa Zeo dovrà essere segreto e sarà sufficente che siano presenti il 50% + 1 dei soci, pertanto invito il socio che ci ospiterà a preparare (tempo permettendo) quanto necessario per lo svolgimento regolare dell'elezione.

Il mio programma per la nuova presidenza è molto semplice composto da pochi punti ma vitali per briscolone. 

-ospitare tutti i soci del Briscolone nel prossimo mese per un sano ritrovo con gioco a carte;

-garanzia che 1 o più volte al mese ci sia un ritrovo dei soci con obbligo del gioco a carte;

-non dovrete subire gli innumerevoli commenti barbosi del socio Mister, (forse la vecchietta dell'ospedale gli ha trasmesso la sua malattia o peggio), poche ma sane parole sono sufficenti tutto il resto è segatura;

-abolizione del nuovo regolamento del gioco a carte dopo la seconda birra (o 2 bicchieri di vino).

-doppia uscita da Dentella, una estiva e la solita invernale;

-completamento del nostro sito con tutti gli aggionamenti già richiesti a Umbe ed altre novità;

Ci sentiremo nei prossimi giorni  per le modalità da  effettuarsi per la trasferta Caorso.

ps. ricordo che la chiusura della campagna elettorale è fissata per le ore 24,00 di giovedi 29 maggio (IDEROGABILE).

 

 

 

 

 

13. maggio 2008 22:51
by belapaol
43 Commenti

Valori

13. maggio 2008 22:51 by belapaol | 43 Commenti

 ... e così, può capitare che attraverso percorsi personali caratterizzati dall’avvicendarsi di regolari quanto mutevoli stagioni, di tempo e di vita, dove le vicissitudini di ciascuno inevitabilmente si combinano, combaciando in maniera più o meno precisa, oppure, perché no, dando vita a violenti e deleteri scontri, con l’ ”andare verso” che è di un ciascun “altro”, ci si ritrova a vivere singolari e anomale esperienze d’incontro.

Già, è decisamente l’incontro, e quindi il rapporto che inevitabilmente da esso scaturisce, nelle molteplici forme e variegate espressioni attraverso le quali si manifesta, quell’evento-avvento che ci fa singoli.

La modalità attraverso la quale lo accettiamo o rifiutiamo, curiamo o trascuriamo, riviviamo o dimentichiamo, ci rende “diversi da”, con un “perché”. Caratteristici, in quanto detentori di caratteristiche. Formate, cresciute, definite. Identificative di quell’immagine che l’altro di noi riceve. E cosa più di un volto rende manifesta in modo concreto, tangibile, oltre che visibile, quella che è la nostra essenza, ciò che a volte si può celare dietro semplici frequenze luminose o bande eteree?

Ti ri-conosco, quindi ti conosco ancora, e ogni “ancora” è di più, se anzitutto guardo il tuo volto, non il torace, non le gambe, non le braccia. È l’immagine del volto che prende forma nel pensiero che ricorda l’incontro. Nei dettagli che rivela: gli occhi sopra ogni altro. “Sostenere uno sguardo” la dice lunga. È attraverso di essi che passa la quasi totalità delle informazioni che ricevo e che offro. La mia “immagine” passa attraverso occhi che mi guardano. È negli occhi che colgo la luminosità di un sorriso e da essi si liberano le lacrime della disperazione. È ciò che essi dicono che mi abilita o meno, non a “un”, ma a “il” rapporto.

E se a volte le parole silenziose di uno sguardo non bastano, l’aiuto arriva dalle parole dette o scritte. Ma è un completare che viene dopo perché il neonato prima guarda, poi, molto dopo, adopera la bocca anche per emettere suoni. La bocca, meglio, le labbra. Movimenti e suoni, suoni e movimenti. Gli uni cercano gli altri, gli altri necessitano dei primi. Ma che fatica trovare la giusta armonia, che fatica trovare il movimento giusto per produrre un suono che è “significato”, dice quel che deve dire, nulla di meno, nulla di più. E quanti movimenti inutili, quanti rumori disarmonici riempiono le nostre orecchie… povere orecchie. Talmente sature di rumori che faticano a percepire suoni: parole “significative” appunto. Ma guai se venisse meno la disponibilità all’ascolto. È l’atteggiamento del mite, dell’accogliente, del disponibile, dell’attento, di chi ha una “tensione verso” e si pone in silenzio per ascoltare meglio. È il fondamento su cui poggia e si costruisce “il” e non “un” rapporto.

È il mio esserci, è il mio volto.

È la convinzione che mi ha accompagnato nella mia crescita e che essa stessa è stata la mia crescita. Testimoni, non maestri, mi hanno indotto a seguire una traccia piuttosto che un’altra. Sbagliata o giusta al giudizio altrui, la sola, giusta o sbagliata, per me. La mia. E nella faticosa ricerca di una coerenza, a volte troppo faticosa da trovare, le orme seguite hanno il valore di ri-condurmi ai volti che prima di me le hanno anzitutto tracciate e poi percorse. Riconoscerlo è stato muovere il primo passo. Camminare sostenuto da rapporti che questi volti mi hanno dato e danno, senza volt-arsi indietro, senza volt-are le spalle (emblematico a proposito dell’importanza del volto) mi aiuta a considerare ogni realtà con rispetto, attribuendole la giusta collocazione. Ogni presenza porta in sé il valore che ne rende lecita l’esistenza. Proprio perché esiste. Esiste ad esempio quella strana pietra sul ciglio della strada che ha attirato il mio sguardo e che magari, caduta da un autocarro, era destinata a chissà quale scopo. Esiste il campo di papaveri che da lontano disegna un tappeto rosso vivo tra i diversi verdi della primavere. Esiste quel vecchio che, a fatica, pedalando con orgoglio sulla sua bicicletta non si arrende ed arranca verso il traguardo della vita. Esiste la gioia vera ricevuta con il contagocce, esiste la sofferenza mai cercata e spesso incontrata. Esiste l’amico che ritrovi dopo tempo e d’incanto il tempo atteso svanisce. Esiste la partita a carte, scusa e pretesto per dire e dirsi quel che siamo in un modo tacitamente convenuto che ci evita l’imbarazzo dell’intima precarietà vissuta quotidianamente tra le mura domestiche e ogni volta mal celata dopo il passo che ci conduce oltre la soglia della porta. Esistono i vostri di volti, tra quelli di altri. Magari solo ricordati, ma comunque ben presenti, alla faccia del tempo e della spazio che ci fa lontani.

Il tuo, il suo, e quello di quell’altro poi… Che storia! Ma ti ricordi di quella volta…ah sì, chi l’avrebbe mai detto. Allora ok, restiamo d’accordo così: io porto il salame, tu il dolce… E perché non è venuto?

È così che funziona: come le funi che intrecciavo da piccolo con le corde usate per le balle di fieno. Tante singole cordicelle che pur restando ben distinte, abbracciandosi l’una all’altra, danno vita a qualcosa di nuovo e inaspettatamente forte, resistente, il cui risultato è ben più della prevedibile semplice somma aritmetica dei singoli.

 

e così può capitare che attraverso percorsi personali che non potrebbero essere di altri, io, il gerets, il mister, il mendy, …

  

“Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,

la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo,

accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual'è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.”

           

                                                                                                Erri De Luca … come se fosse mio

5. maggio 2008 21:36
by geretz
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UN RITROVO INASPETTATO

5. maggio 2008 21:36 by geretz | 6 Commenti

Sabato 3 maggio tanto per cambiare, sono andato a nozze da mia nipote,  mentre sostavo nella piazza della chiesa a ombriano indovinate chi mi compare davanti?

 Il grande Superciuc' amico collega della sposa e sposo, al ristorante ho subito approfittato della sua presenza e ho dato una dettagliata informazione del nostro sito, e

tra una portata e l'altra abbiamo approfittato per solarci qualche bicchiere di rosso, al terzo rigore ha dato piena adesione per la spedizione che faremo il 31 maggio a casa Zeo.

Allego al post la prova del bicchiere di rosso scolati con una sua promessa di scrivere qualche cazz.... sul blog naturalmente se non sarà fatto sarà punito in quanto suoi colleghi presenti sono stati informati del sito che potranno visitare naturalmente.

3. maggio 2008 16:36
by zeo
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Dio li fà e poi li accoppia!

3. maggio 2008 16:36 by zeo | 65 Commenti

Recita un proverbio: "Dio li fà e poi li accoppia". E' un proverbio solitamente indirizzato all'agregazione di 2 o più persone, aggregazione giudicata poco adatta alla restante platea degli osservatiori. Esiste anche una versione volgare, che sgorga dal popolo bue e grasso, non riportata nei mauali: "Dio li fà e poi li accoppa".

Vorrei chiedere al popolo del Club che scrive sul bloG (gciusti scritto così?) un parere su questa pillola di saggezza popolare che sono i proverbi.

Significa forse che una maglia marrone come me nel sopraffino ed incommesurabile gioco del Briscolone quando viene chiamato a far coppia con un chiamante (o Sciùr) di grande abilità e levatuta - come Maestro Pasi - è per volontà divina? Quindi, se così, Mister non toccarti le sfere magiche quando ti capita di dover far coppia con uno imbranato come me o come il Geretz: "vuol sì così colà dove si pote ciò che si vuole e più non dimandare!" (scusate, ma cito a memoria).

Ma la massima si può estendere anche a tutte le situazioni in cui membri (in quanto maschi!) del Club hanno trovato la loro complementare altra metà del cielo, hanno cioè trovato lil legittimo caldo, spumeggiante e schiumoso cappuccino in cui intingere la brioches personale. Quindi, fin dove è lecito che siano escluse dalle attività del Club le gentili consorti? Io stesso mi sono espresso giorni or sono per l'esclusione, ma non sarebbe giusto darsi dei criteri? E' vero che qualcuno in passato - eccezione che conferma la regola - ha scambiato il Club per un gruppo di cuori solitari dove pescare nel torbido (ahi, sale, sale! Non sono passati ancora trent'anni e forse c'è ancora il segreto di stato; ma andiamo oltre, le ferite si richiudono e la saldezza di un gruppo si dimostra quando sà superare le avversità ed i tradimenti più dolorosi e perfidi, quelli degli amici) ed ha fatto l'atto di fellonia e quindi c'è il rischio che la promiscuità possa "creare preoccupazione"; però, siamo ormai tutti attempati e forse il rischio è di passare per pedofili dedicando troppa attenzione alle figlie dei membri ( Geretz, come è tua nuora?).

Ma vi è anche un'altra estensione della massima: se è Dio che li accoppia, come mai alcuni membri (sempre nel senso di maschi) del Club non si sono ancora accoppiati? E' quindi volontà Superiore che per loro non si siano ancora dischiuse le porte delle chiese e gli organi (nel senso di strumenti musicali) non esplodano nei loro tipici canti nuziali? Ma quindi, tanto ben di dio (presumo, perchè non ho mai frequentato lo spogliatoio...) è forzatamente sprecato? Che spreco, sche sciupio! Ma c'è anche una domanda correlata: il Geretz, come membro ansiano, si accoppia ancora? e chi si fà vedere poco sul bloG è perchè troppo impegnato .. nell'accoppiamento?

Circa la versione volgare del proverbio, tratterò in un prossimo post, visto che è ora che vada a fare le...palline per la pizza di stasera.

Ciao, Zeo

PS. E' stato un tema abbastanza dotto? La Figa l'ho trattata solo di .....striscio.