Briscolone Club

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pasi

Penso che il Mendy abbia goduto sufficientemente dei riflettori, e in attesa dei futuri fasti, giro la mano.
Trattasi di post volutamente autoreferenziale, ma spero abbia seguito con la promozione futura di altri personaggi: inauguro la serie, ma il progetto è generale.
L'intenzione è quella di raccontarmi, e perchè no, essere raccontato.
Desiderate essere amici? O amiche? Siete vecchie conoscenze? Avete sassolini nella scarpa?
O volete scagliarla tutta intera?
Sono qui.
Quale figura del Briscolone, una volta esaurita la serie, avrà beneficiato  miglior successo?

pasi

Correva l' anno 1964: 18 Aprile,  notte buia e tempestosa.
Il vagito stizzito scosse le mura domestiche, e nascere in casa non rappresentava più fatto comune.
Gaudenzio: era questo il nome riservato.
Fortuna volle che pochi giorni prima un vecchio zio di mia mamma trapassò a miglior gioco, e si chiamava Paolo.
Così divenni erede.
Sarebbe stata vita diversa senza quel fatto.
O finivo frate, o diventavo gay.
Oggi ho più definizioni: Mister, Pasi, Dos...
Qualche volta la moglie mi urla Vaffanculo, ma forse non è un nome.
La cagnolina mi guarda, e per chiamarmi, sa farsi capire.
Come ora.  

pasi

A livello storico, si presume che il primo incontro tra due personaggi - soci del Briscolone sia avvenuto circa quarantacinque anni fa: mia mamma, e la mamma del Principe, erano sorelle, e lui era nato qualche mese prima di me.
Essendo molto legate, è a rigor di logica una frequentazione. Fratello delle sorelle il papà di Beppe; ma quest' ultimo arrivò un pochino dopo.
C'è stato un momento nel quale le nostre madri erano contemporaneamente in cinta, e i noi tre cugini contemporaneamente in pancia.
Padri comunque diversi.
Tutto chiaro?

Crema, fine anni 60, asilo-nido Montessori: all' epoca non sapevo che con quel bambino biondo munito di secchiello e paletta, compagno di gioco nella buca della sabbia,    avrei gettato le basi per un rapporto così lungo nel tempo.
Abbiamo attraversato insieme tutte le fasi della nostra vita, dalla primissima infanzia all' età adulta. Senza spendere troppe parole.
Di quell' istituto ricordo due cose: le barbabietole, che ancora oggi non sopporto.
E le posate: sul retro avevano un fregio comune, tranne alcuni rari modelli che avevano uno stemma differente, a forma di corona.
Venivano distribuite in maniera casuale, e tutti noi piccini speravamo di ricevere in dotazione quelle differenti: ai nostri innocenti occhi davano un segno di privilegio e distinzione. Sono quelle meravigliose esperienze che accadono solo nell' infanzia.
E ricordo in maniera nitida il giorno in cui il cugino, vicino di mensa, mi mostrò orgogliosamente la sua forchetta coronata: quasi piangevo mentre  mangiavo quelle schifose rape rosse con il modello normale.
Principi si nasce.

pasi

Non molto tempo fa, stavo passeggiando in Crema, vicino la chiesetta delle Grazie.
Nel 1969 il Principe abitava in una casa nei pressi, e quando mia mamma stava per dare alla luce mio fratello, trascorsi molti giorni in quel luogo, affidato alla zia.
Casa non più abitata; ma mosso dalla curiosità, ho sbirciato attraverso le fessure del portoncino di legno, il quale dava su di un corridoio con ingresso, e poi giardinetto.
In quel mentre è passato un signore, e con fare gentile mi ha chiesto come mai fossi così interessato. Ho spiegato brevemente i motivi, e lui , con mia grande sorpresa, ha estratto una chiave, invitandomi ad entrare.
Nonostante il cortile ridotto a giungla, e le stanze logore, è stata una bella emozione riscoprire una parte dell' infanzia. Vero, in casi come questi, appare tutto più piccolo e meno fiabesco; ed il passaggio temporale non risulta semplicissimo. Difficile definire alcune sensazioni.
Ma è pure un ricordo fermato da una fotografia: sulla ghiaia due bimbetti vicini, uno vestito da cow boy, con tanto di cinturone e pistola, stella da sceriffo, fiero nell' atteggiamento. Uno più dimesso, con  costume rosso da indiano, senza scure , nè arco , nè frecce.
Facile indovinare il ruolo dei due personaggi.
E all' epoca non si ballava ancora con i lupi.
E nemmeno l' uomo veniva chiamato cavallo.

pasi

Non avevo compreso nella piena interezza il perchè i miei genitori avessero appeso fuori dalla finestra un mazzolino di fieno: parlavano di una signora dalla veste bianca, e di un carretto pieno di giocattoli trainato da un asinello.
Il batticuore mi colse quando aperto gli occhi trovai nei lettino caramelle, mandarini, monete di cioccolato, ed una splendida macchina rossa di plastica e latta.
Era di medie dimensioni, con una caratteristica irresistibile: si accendevano le luci anteriori.
Per meglio gustare il particolare mi ficcavo sotto il letto matrimoniale , e in quella penombra rombavo e sgommavo.
E inventavo storie.

Finalmente dopo tanti indugi, il Nostro Mister si è deciso di scrivere un post.
Vuole raccontare le sue vicissitudine buone e non dei suoi 44 anni.
Apprezzo l'idea, che come da sua indicazione potrà avere decisamente un seguito per tutti i soci del club.
Magari avresti potuto sostituire Padre Gaudenzio (Garibaldi), come parroco al convento dei sabbioni.
Ma con la macchina rossa imitavi già Niki?
I tuoi cuginetti con quali giochi si divertivano maggiormente?

pasi

Benvenuto all' amico Gerets.
Un personaggio dall' entrata in scena più tarda: metà anni 80.
Nel decennio precedente i cuginetti si erano molto dedicati al  giochetto degli esploratori: boschi e colline.
Amavano cogliere fiori.

Per quanto mi sono esercitato con le macchinine, mi si da poco credito come autista.
Nemmeno sono stato preso in considerazione per la guida del camper.
E come riserva sono pure preceduto dal Pile, sebbene abbia problemi di vista e udito.
Che considerazione!
Vi meritate un Umbe pilota che si destreggia in discesa.

pasi

Nei momenti di pausa lavorativa, mi capita di uscire dal retro per assaporare una boccata di aria fresca, o crogiolarmi al sole come una lucertola.
Da quella posizione noto il caseggiato nel quale ho vissuto sul finire degli anni sessanta.
Mi rivedo giocare sul balcone con Guido, il bambino dei vicini, od ammirare gli svaghi di tre sorelline che si divertivano nel cortiletto. E Consuelo era una bimbetta residente nella villa adiacente.
Ricordo pure che mia nonna mi portava spesso dalla casellante oltre la strada, e si tornava sempre con lattuga del suo orto.
Affascinante il passaggio del treno, allora denominato " littorina ".
Alle volte era presente pure mio zio minore, e per impressionarmi era solito piazzare un ciottolo sopra i binari: dopo il passaggio del convoglio m' invitava con enfasi narrativa a vedere il risultato.
E mi stupivo sempre.

Oggigiorno è invece seccante trovare le sbarre abbassate, soprattutto quando sono in ritardo sull' orario di inizio turno. E smoccolo.
Se capita al ritorno sono più indulgente.
E mi diverto ad ascoltare i lamenti della piccola folla bloccata: pedoni, ciclisti, motociclisti.
Alle volte, dalla colonna di auto, partono sonate di clacson di persone al limite dei nervi;  mi chiedo  cosa possa servire.
Un giorno, dopo una snervante attesa, è transitato sui binari un mezzo di manuntenzione e raccordo, simile a quei birocci delle comiche azionati a braccia:  a momenti ci fu una rivolta!
Più che il treno in sè, è la nostra disposizione mentale a rendere quel passaggio evento straordinario, o piaga sociale.
Il nonno, col bimbetto sul sellino della bicicletta, difficilmente brontola.
E' complice.

Tra qualche anno forse, non vedremo più abbassare le sbarre anche a Crema.
I futuri sottopassi che sostituiranno i passaggi a livello ci toglieranno l'ultimo ricordo che da bambini guardavamo ammutoliti al passaggio del treno.
Io ricordo molto bene il treno a vapore, con tutto quel fumo che usciva mentre partiva: la littorina è arrivata più tardi.

pasi

Ragazzi, quando il Gerets emanerà il suo post monografico, allora si che faremo un bel tuffo nella storia!
Certo che dovendo partire dalle guerre Puniche sarà un pò lunga la tiritera...

pasi

L' anno 1969 fu caratterizzato da due importanti avvenimenti: l' uomo mise piede sulla luna, e la mia famiglia si trasferì ai Sabbioni.
Un passo decisivo nel mio  divenire Briscolone.
Da millenni i popoli stazionano sulla terra, ma nella congiunzione cosmica e astrale, un gruppo di giovani nati negli anni 60 ( il Gerets difetta...) viene mandato a gravitare nella stessa area.
Storicamente, possiamo determinare l' oratorio della frazione cremasca un fulcro calamitante.
Ma doveva passare ancora tempo per l' incontro.

pasi

Entrai nella corte del Pilastrello sopra un camion pieno di mobili e masserizie: alcuni ragazzini intenti al gioco del pallone sospesero le scaramuccie per lasciare passare il mezzo guidato da mio zio.
Logico guardassero incuriositi.
Lo spazio esterno, un misto di cemento sconnesso e sassi, era ampio, mentre le abitazioni si estendevano a quadrilatero. Una struttura simile alle vecchie cascine, con il classico porticato, oggigiorno completanente ristrutturata e ben visibile dalla strada ( il viale Europa: a quei tempi era alberato).
Ma intorno e sui fianchi era tutta campagna (!): terrreni, sterrati , fossi, orti privati, praticelli adibiti alla stesura dei panni ...
appena arrivato non me ne resi conto, ma quel posto sarebbe diventato una miniera inesauribile di possibilità ludiche: per un bambino era il massimo delle aspirazioni.
Per i miei genitori lo fu di meno: l' appartamento era formato da una stanza adibita a salotto - cucina al pian terreno, e per le altre due, rialzate , bisognava usufruire della scala esterna.
Il ricordo di mia mamma che mi avvolgeva in una copertina e mi portava di sopra in braccio è ancora nitido.
Il gas era fornito da bombole, e in casa non c'era acqua corrente: veniva prelevata con dei secchi di plastica ad una pompa comune, ed il bagno, o meglio , il cesso, era esterno, al lato opposto del cortile. E mio fratello aveva pochi mesi.
Decisamente meglio la precedente residenza in condominio  , ma la situazione economica era peggiorata: Quell' affitto non fu più sostenibile dai miei genitori.
Ed il passaggio fu peggiorativo.
Ma nel dopoguerra, figli di povera gente ( come molti) , ne avevano passate anche di peggio.
Come detto, per me fu differente: avevo solo cinque anni, e  si spalancava un nuovo mondo:
l' America!

pasi

Frequentai l' ultimo anno dell' asilo ai Sabbioni: ricordo Madre Angela, il sonnellino pomeridiano, i chiodi colorati di plastica da utilizzare a mosaico, le costruzioni di  polistirolo, il simbolo della casetta per ricordare il mio appendino ...
E poi fu la volta delle elementari.
Non li ricordo, ma durante i cinque anni di permanenza, presumo di essermi incrociato con futuri soci: gli stanziali Mino e Curbà, e l' addottivo Bela Paol.
Nel frattempo, pure la famiglia del Principe si era trasferita in un condominio sabbionese: il cuginetto frequentava la nostra stessa scuola.
Beppe era orientato a Ombriano, mentre il Pile fu indirizzato a Crema, sebbene mi avesse raggiunto al Pilastrello: i suoi genitori, da Bergamo via Milano, erano i nuovi gestori del bar.
Arrivarono sopra una Millecento scura, e quel bimbetto dai capelli neri e gli occhiali spessi fu subito arruolato: i nuovi compagni di gioco erano benvoluti in corte.

pasi

Sky e la Play Station non erano concetti associabili ai bambini dei primi anni settanta: più diffusi i giochi all' aperto.
Il cortile del Pilastrello spesso veniva trasformato in stadio da calcio: pazienza se qualche volta il pallone schizzava in strada dove veniva arrotato dal traffico, o se piombava su vasi e fiori provocando le ire dei genitori.  E fuggi fuggi generale se sbatteva rumorosamente contro la porta in legno dell' anziana Cirimbelli, facendola sobbalzare nel salotto, o contro suo figlio su motocarozzella, piazzato  vicino all' uscio.
Per esaltare i tuffi del portiere, alle volte ci trasferivamo sul retro erboso, ma facevamo danni pure qui: abitualmente si stendevano panni, e tiri svirgolati provocavano tremende gibollate su lenzuola bianche.
Nelle giornate piovose, il lungo porticato garantiva lo spazio indoor: così vicini alle abitazioni pensavamo bene di utilizzare un pallone ridotto in dimensioni, ma i gerani soffrivano lo stesso.
Si era fondato pure una squadra: le nostre mamme si erano impegnate a cucire una striscia diagonale rossa e verde su magliette bianche complete di numero sulla schiena.  E come la Panini, avevamo disegnato i nostri mezzi busti su pezzi di cartone, a mò di figurina, con tanto di dati anagrafici e presenze. C' era pure lo straniero: ogni tanto il Principe veniva a trovarmi, ed era  rinforzo. Si disputavano partite contro avversari immaginari, oppure si sfidavano i ragazzini del vicino rione su campo neutro: attraverso sterrati si entrava in campi coltivati ad erba, e piantati quattro palezzi s' iniziava il match. Ma i propietari terrieri non erano felici di questo esproprio , e se ci sgamavano, erano dolori.
Fortuna eravamo dotati di buona velocità alla fuga.
Superiore al lancio del forcone.

principe

MISTER mi sto quasi commovendo a leggere il tuo FACEBUCH.
Le posate con la corona dell'asilo me le ricordo tuttora,hai mai visto un indiano pellerossa con i capelli biondi?quindi tra i due solo io potevo fare il cowboy viso pallido tu avevi i capelli neri e potevi solo fare l'indiano

pasi

Altro metodo per ricreare partite era con le figurine, quelle vere: con un gesso si tracciava il campo,  poi si stendevano in terra le due squadre.
Il pallone era creato con la carta stagnola delle cicche; le porte con legnetti assemblati ad una reticella dei limoni.
Utilizzando le mani si alzavano in verticale i soggetti: facendo leva sul terreno si producevano tiri, passaggi, dribbling , parate, cross...
Ognuno organizzava la propria partita, ma come a tutto il calcio minuto per minuto, ci si passava la linea per la radiocronaca. E non mancava il classico " scusa Ameri ! " per segnalare i goal.

Ulteriore  possibilità di giocare era fondato sullo stesso metodo, ma come atleti si utilizzavano animaletti (?!) di plastica.
Ricordo ancora la formazione italiana, attraverso ruoli ricalcanti lo schema di allora: portiere il gorilla; terzino destro il maiale; terzino sinistro la pecora: mediano la tigre; stopper l' elefante: libero il coccodrillo; ala destra il drago; centrocampista il bambi; centravanti la giraffa; mezzala lo stegosauro; ala sinistra l' armadillo.
La posizione non veniva scelta a caso, ma era basata sulla funzionalità del singolo pezzo.
Per esempio la lunga coda dell' armadillo consentiva uno splendido tocco di palla . Ideale per i contrasti la possente struttura dell' elefante. Fantastico lo stegosauro: sorretto da un piedistallo, creava perno  a possenti tiri.
Ideale per i teakle la coda uncinata del coccodrillo: ranzettava peggio del Gerets!
Purtroppo il nostro  maiale era una pippa: basso di baricentro e corto di gambe non permetteva buona tecnica di utilizzo.
Ma dovevo preservare talenti anche per la compagine avversaria, magari il Brasile : il formichiere gigante, lo struzzo , il giaguaro, il triceratopo, il canguro, l' ippopotamo, il cavallino...

pasi

Benvenuto in facebuch anche all' amico- cugino Principe.
Sono contento... quasi  galvanizzato come quando mia mamma, in prossimità del parto di Lorenzo ( mio fratello ) mi portò a casa tua: ci siamo messi a saltare sul letto come dei matti per la felicità!
Bè, visto l' ora tarda non posso ripetere il fatto... e non vorrei sconvolgere la vicina che dorme di sotto: chissà cosa penserebbe... non succede mai un tale impeto!
L' ascia di guerra è sepolta.
Era meglio fare il cow boy...

pasi

La maestra Passerini era giovane, bella , brava.
Tutti noi alunni eravamo affezionati, sin dalla prima elementare.
All' inizio del quarto anno ci comunicò un trasferimento: l' intera classe scoppiò in pianto dirotto.
La supplente era bionda e carina... ma poco simpatica. Solo una bambina la pianse quando finì il mandato. E fu gioia sapere che la " nostra "insegnante" rientrava all' inizio del quinto anno.
All' epoca ero uno degli scolari più bravi, e quando ci fu l' arrivo del nuovo Parroco ( Padre Igino ) fui scelto per consegnarli un mazzo di fiori  recitando una poesia.
Tutto nella chiesa gremita e dinnanzi all' altare.
Peccato che le telecamere non erano diffuse: sarebbe stato un documento eccezionale.
Neppure ho foto.
  " Orsù dunque " sono le uniche parole che ricordo.

pasi

La compagna di scuola che più mi garbava orbita tuttora nell' area Sabbionese: ogni tanto capita di vederla.
Chissà se mi vede pure lei.
Giocoforza è sfiorita: io fiore non lo sono mai stato.
Come la mitica Teresa : la sua fama di ciospa uscì dalla classe e si propagò per tutto l' istituto.
E tutto il paese.
Rivedo pure lei: porta  gli stessi occhiali spessi, ed i capelli sono ancora color topo.
Ma questo non  ha precluso un marito: sono insieme da molti anni.
Era brutta ed è rimasta brutta... ma questo  fa meno effetto di una ragazza bella che ha perso il fascino nel corso del tempo.
E poi è sempre stata dignitosa : ricordate l' altro mitico sgabello di anni dopo?
Pure il mito di Leandra varcò confini.
Una volta l' ho vista in minigonna : non mi sono ancora ripreso a tuttoggi.
Ma è da tanto che non la vedo più.
Se mi leggi, scrivimi.
Come sta tuo fratello Domenico detto Polenta?
Era in classe con me. Abitando vicino al Pilastrello è rimasto amico anche per molti anni dopo.
Andavamo a pescare, e al Bar Corea a giocare a stecche.
Poi ci siamo persi di vista.
Capita.

pasi

I giochi creativi all' aperto dei primi anni 70  erano favoriti da una limitata diffusione di canali televisivi e programmi adatti a noi bambini.
Vero che c'era la " Tv dei ragazzi", ma spesso e volentieri passavano cartoni animati cecoslovacchi che di animato avevano ben poco: difficilmente si rientrava in casa.
Lo facevamo per " Gianni e il magico Alverman", per " Il giornalino di Gian Burrasca" , per Pippi Calzelunghe... non per la serie di documentari dove un curioso bimbetto faceva un sacco di domande su coleotteri e formiche ad un papà incredibilmente paziente.
Così si accendeva il videogioco del Pilastrello.
Oltre alla menzionata arte della palla e pallone, in tutte le possibili salse e varianti, erano diversi i modi di riempire il tempo libero. Alcuni classici: macchinine, soldatini, figurine, biglie , tappi ... oppure simulazione di battaglie con cow boy, giubbe blu   tedeschi, crociati : pali e forcelle dei panni rappresentavano fantastici nemici immaginari quando non si sceglieva di combattere tra di noi: alleati. E largo l' uso di fionde, cerbottane, spade e scudi, armi improprie: tutto materiale autocostruito.
Alle volte ci univamo alle femmine: per cui non poteva mancare il nascondino, la strega fissa color, il rialzo, stop, palla prigioniera, prendersi...  giochi di ruolo a mariti e mogli, mestieri, maestri... all' aperto si giocava a carte, a Monopoli, a Rischiatutto: si preparavano personalmente tabelloni e domande.
Non c'è metro quadro che non abbia registrato una caduta in bicicletta, o colonna che abbia testato un impatto.
Qualsiasi pezzo di legno, di plastica, di cartone era utile agli scopi: sui fondi tondi delle torte
si disegnava un cruscotto, e utilizzandolo a mò di volante si circolava in cortile, con tutta una serie di regole stradali. E se ti attaccavi dietro uno scatolone facevi il camion. C' era pure il vigile.
Una volta, giocando da solo, mi ero messo a correre: lui mi ha visto dalla finestra di casa sua, al secondo piano: è sceso a darmi la multa!
Mannaggia all' autovelox...
Qualsiasi luogo, buco, anfratto si tramutava in spazio ludico: sulla scala di Maurizio, parzialmente coperta, ci si riuniva a progettare, o a battere il record di salto dai gradini: le mie povere ginocchia ancora gridano vendetta per atterraggi fragorosamente poco morbidi. A distanza di anni mantengo ancora la percezione fisica dell' impatto
Nel magazzino del Pile si saliva sulla millecento, o sul cumulo di cartoni ammassati, e nel garage di Angelo ci si fermava a chiaccherare in attesa che spiovesse.
E non si conta il numero di capanne costruite con materiali di recupero: per quanto puzzolenti e poco permeabili, la sensazione dell' essere lì sotto era godibilissima.
Gli animalisti sarebbero inorriditi per la caccia alle lucertole; ed a Studio Aperto saremmo stati bollati come sciagurata baby gang senza valori per tutte le volte che abbiamo fatto scoppiare petardi nella serratura della Cirimbelli.
E chi non si è mai beccato una penitenza con il dire fare baciare lettera testamento?

Festa di capodanno 1985/86. Oratorio Sabbioni. Più che un incontro uno...scontro. Tra mondi diversi, provenienze sconosciute, frequentazioni incompatibili per idee e/o convinzioni personali, modi d'essere e di proporsi, interessi, attività... Questo è stato il mio impatto. Un frontale direi dal quale se ne esce un pò "scossi" come minimo. In una serata da svolta di vita il più complicato da decifrare tra i "segnali stradali" incontrati in quel particolare frangente di percorso. Un percorso che da quell'istante non avrebbe più visto le sole due impronte che fino ad allora io solo lasciavo ma altre, diverse, affiancate o sovrapposte, e, fatto strano per le mie abitudini, tutte volte nella stessa direzione. Ed era solo l'inizio di un cammino su di una strada che ancora mi appare senza termine. Ed era solo l'inizio...

pasi

I primi contatti con l' oratorio sabbionese avvennero per la messa domenicale  e  per la dottrina del sabato. Tra i catechisti conservo un ottimo ricordo di Padre Mosè: spesso, con un  compagno, rimanevo ad ascoltarlo anche dopo la mezzora canonica. Altri alunni schizzavano fuori come saponette per assistere alle partite di una giovanile del S.Francesco, o per tirare quattro calci sul campetto da basket convertito. E non mancava angolo dove  ragazzini si sfidavano a "cip",  un gioco con le figurine molto in voga.
Io stesso mi cimentavo con il Principe : ricordo tremende sbollettate ( prese!), termine tecnico che indicava la perdita di tutto il capitale. Una volta mi sono talmente infuriato fino al punto di  aggredirlo: ce le siamo date di santa ragione.
Ricevuta la prima comunione, divenne necessario confessare levarie marachelle, ma questo non fu motivo dissuasivo; ed anche in questo caso , come confessore, cercavo sempre Padre Mosè. Gli sarei stato affezionato cliente per molti altri anni a venire.
Era splendido anche nelle omelie: le officiava con trasporto, e nel suo agitarsi sembrava proiettare il corpo sulla folla di fedeli. Questo fatto mi divertiva;  pure il Pile faticava a trattenere risatine.  E se ci guardavamo era peggio. Faceva meno ridere quando citava il demonio, suo cavallo di battaglia: pare sia stato esorcista.
Forse suggestionato, dopo la catacorgna dell' infanzia le mie paure di bambino presero forma del diavolo: temevo sempre potesse comparire da un momento all' altro quando affrontavo situazioni legate a buio e ombre.
Fortuna leggevo di Geppo, il diavolo buono: era tra i fumetti preferiti.
E chi ha goduto delle striscie di Nonna Abelarda e Provolino, non può andare all' inferno.
Purtroppo sono stato rovinato da letture di altro tipo in età più adulta.
Ma che  potevo fare?
Con  " L'unità " allegavano videocassette di film famosi, o album di figurine ristampati.
Potevo forse rinunciare?
Conservo pure quelli dei corridori ciclisti. Con i  soggetti originali simulavo corse: li stendevo per terra  facendoli strisciare attraverso piccoli colpi, con tanto di fughe e gruppo inseguitore. E con l' asse dei panni di mia mamma creavo salite per gran premi della montagna.
Erano i tempi di Motta, Gimondi, Dancelli, Bitossi, Zilioli, Basso , Merckx, Sercu, van Springel...
E pure di  Scandelli, che anni dopo avrebbe gestito il Bar dello Sport di fronte alla chiesa.

pasi

Benvenuto in Facebuch all' amico Bèla Paol.
Pietra angolare quella festa di capodanno 85/86.
Probabilmente i nostri passi si erano sovrapposti in precedenza: ma nessun incrocio di sguardi e  parole.
Lo ricordo seduto ad un lato della sala, e presentato in quanto " Paolo ". Nome diffuso in compagnia: questo fatto buffo e curioso fu scintilla. E fu inizio di percorso.
Con il Pile e il Principe sono venuto diverse volte alle mani da bambino: se fossimo stati più piccoli penso che il buon Paolo qualche stangata me l' avrebbe data volentieri nel corso degli anni a seguire.
Ma cambiato secolo, siamo ancora qua.
Ci saranno motivi.

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Ho partecipato al torneo di ping pong all' oratorio sabbionese: nella palestra i 4 tavoli erano perfettamente inseriti, e gli spazi di gioco più che ottimali.
Eppure quel luogo mi sembrava incredibilmente piccolo: come poteva anni prima contenere uno schermo cinematografico, un palco, file di seggiolini, una sala di proiezione, un palchetto superiore?
Il cinema della domenica pomeriggio rappresentava altro avvenimento calamitante.
I film non erano di primo pelo, ma quel che passava il convento era sufficiente a soddisfare il nostro divertimento. Alternative non erano previste.
Adesso fanno sorridere, ma certi kolossal americani antesignani de " Il gladiatore " esaltavano noi ragazzini: sulla via del ritorno io e il Pile raccoglievamo per terra i primi due legni trovati ed iniziavamo le schermaglie. Pure un soldatino dalla brillante posa si era dato il nome di Marco, l'eroe : vi confesso che un paio di anni fa, quando l'ho ritrovato ad una bancarella del mercatino di Novegro, ho gioito.
Naturalmente fa parte della mia collezione: anno per anno sto recuperando i vecchi pezzi, anche perchè ricordo bene i modelli.
Quelli che possedevo allora li avevo tutti regalati ad un cuginetto, quando mi sentii troppo grande per continuare a giocarci. Ma grandi non lo si diventa mai abbastanza.
Ricordo pure i film di Maciste , del Maggiolino tutto matto, di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; e di un Dracula un pò forte per l' epoca: il Polenta quasi svenne dalla paura. Fu portato fuori a braccia.

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Con le cento lire ci si accalcava dinnanzi all' ingresso: il signor Michele o Lurensì raccoglievano la moneta in un sacchetto di pelle, e solo allora si poteva entrare.
Non c' erano obblighi di posizionamento, ma regole non scritte dettate dal tempo: sul lato sinistro stazionavano i maschi, sul destro le femmine. Davanti i bambini più piccoli; poi via via in ordine di età, fino alla " curva " delle' ultimo paio di file, dove prendevano posto i grandicelli più irrequieti.
Erano quelli che facevano " casino " durante la visione: lanciavano pop corn, facevano scoppiare i sacchetti, appiccicavano ai sedili chewingum, infastidivano le bambine. E quando il proiettore s' inceppava ( fatto ricorrente ! ) ululavano  divertiti: il film in sè non era principale motivo di presenza.
Ogni tanto qualcuno veniva preso per le orecchie, e trascinato fuori dal frate di turno.
Erano gli stessi che passavano davanti alle code, o che durante l' intervallo gettavano per aria manciate di Golia: vedere ragazzini che si scannavano nella raccolta era motivo di risate.
Potevo esimermi a renderli contenti?
Di loro ricordo il Carlino, un ragazzo in carne: più buono e tranquillo rispetto agli altri, ma diventato famoso perchè s' ipotizzava mollasse scoreggie portentose. E quando si diffondevano strani odori, o rumori, istintivamente ci si voltava  verso di lui.
La pausa del primo tempo consentiva di spendere il resto della mancetta, ed era un momento felice: la ressa intorno alla signora del bar era fatto comune, ma  passo obbligato per acquistare le tanto agognate stringhe di liquirizia  e la bottiglietta di gassosa. Non sempre si consumava in loco tutto il malloppo: alle volte, era più divertente andare a casa del Principe, e ricorrere agli attrezzi del garage. Bisognava forare con una punta il tappo della bevanda, ed essendo le striscie di liquirizia cave, le si inseriva a mò di cannuccia.
Il gusto risultava differente, non solo per una questione di sapore.

pasi

Il locale adibito a gabinetto del Pilastrello - o meglio, la catapecchia contenente i due cessi - rispetto alle abitazioni, era sul lato opposto del cortile.
Questione di puzza.
L' intonaco risultava sommario, e tra una spaccatura e l' altra, emergeva il rosso dei mattoni. L' umidità creava cupe sfumature di colore, ravvivate qua e la da formazioni muschiose, mentre residui  strati di pittura, calati da mani mosse a pietà , faticavano a dare seppur minima dignità al luogo.
La situazione dell' interno seguiva lo stesso stile .
Le due porte malverniciate di verde erano di legno, formate da spifferose assi inchiodate , munite all' interno di uno scarnaccio arrugginito e cigolante.
Al centro dei singoli siti campeggiava una turca di cemento modello base ( di peggio esisteva solo la versione con buco e due mattoni poggiapiedi ...) ; assenti minime traccie di ceramica , rivestimento in piastrelle, nè afflussi  di acqua sciacquante. Nessun collegamento alle fogne: semplice fossa.
I muri risultavano scrostati:  ogni tanto comparivano inequivocabili ditate, frutto di soggetti malcalcolanti  carta igienica ( si portava da casa ) , mentre attaccate ad un  chiodo, alcune striscie di giornale - retaggio di culi ruvidi - chiedevano di essere usate.
Ad un angolo era appoggiato un bastone, lercio e logoro, indispensabile quando il mucchio di escrementi si alzava di livello. Impugnatolo da un lato ( mai al contrario! ), bisognava utilizzarlo per comprimere ed espandere la matassa, pigiando per bene. Era una bella lotta contro piscio, merda, carta zozza e mestruo.
Neppure era tutta farina della stessa famiglia: tutti i nuclei lo utilizzavano, e spesso , pure clienti del bar, quando lo specifico all' interno era occupato, o rotto.
Arrivati al limite dell' esondazione si chiamava il contadino per lo spurgo, sperando che arrivasse presto: non sempre era disponibile. Giungeva sopra un trattore con agganciato una cisterna, ed attraverso un tubo, aspirava il tutto. Per noi bambini rappresentava sempre un avvenimento:    incuriositi, presenziavamo alle spettacolari operazioni. Meno nobile del letame di mucca, la puzza di scarti umani impregnava l' aria con potenza acida; ma il compost risultava ugualmente utilizzabile come concime.
Invertita la spinta della pompa, il fattore restituiva alla terra dei campi vicini ciò che la natura aveva trasformato: arrivata l' estate, si potevano  poi ammirare splendidi pomodori rossi.
Buonissimi.
Tuttavia, a quei cessi, sono sopravissuto:    il bambino igienizzato della pubblicità, che chiede alla mamma di fare la cacca dall' amichetto ( perchè con bagno dotato di speciale deodorante) non penso sarebbe uscito vivo.

pasi

I cessi erano privi di allacciamento elettrico, quindi alla sera restavano al buio: necessaria quindi una torcia.
Ma come per i Masai, non sempre era disponibile, o funzionante.
Bisognava ripiegare su di una candela.
Ma i giochi di luce ed ombra che seguivano il ballerio della fiamma erano inquietanti per un bambino suggestionato: temevo che da qualche anfratto potesse uscire un demonio.
Con tanto di zoccoli, corna , coda,  forcone.
Tuttavia, quando scappa... scappa!
Per le accovacciate prolungate utilizzavo uno stratagemmma: aumentavo la quantità di carta igienica portata da casa, e la integravo con pezzi di giornale.
Una volta chiuso all' interno accendevo un piccolo falò, alimentandolo poco alla volta.
Naturalmente dovevo garantirmi un avanzo: non potevo sbagliare i calcoli...
Fondamentale era la verifica dell' evacuo: più o meno burroso, o più o meno solido.
Più, o meno carta.
Strano a dirsi, ma gradivo quell' atmosfera che si veniva a creare.
Un pò mi mancano quelle belle cacate.
O forse mi manca essere bambino.

pasi

Sospendo i miei interventi per meglio osservare il periodo di quaresima.
Grazie dell' attenzione ai tutti i lettori.
Un particolare e sentito ringraziamento agli amici Gianfranco, Davide, Paolo.  

Eri fortunato se avevi a disposizione già la carta igienica.
Io avevo disponibile solo qualche pezzo di giornale di carta lucida: un'impresa per non lasciare traccia poi sulle mutande bianche.
Allora ripiegavo ad per una alternativa se in inverno, prendevo un po di fieno, il più morbido e li ce n'era in abbondanza con possibilità di non lasciare traccia.
Più difficile in estate: il fieno era ancora sui fienili e non a portata di mano come durante l'inverno, bisognava accontentarsi del giornale o ripiegare con l'erba.
Ma a quel punto c'era l'effetto contrario, si lasciavano tracce di erba ed inevitabilmente le mutande diventavano verdi.

paol

Sabato. Ricordo ancora con piacere i sabati pomeriggio di molti anni fa, era pre-briscoloniana, passati a casa del Mister. Ore intere piene di parole (difficile pensarlo per due come noi) e di silenzi esaustivi, di confronti e discussioni, di progetti e realizzazioni, di sogni costruiti e verità desiderate... Era diventata col tempo una piacevole abitudine credo per entrambi; il mio andare da lui e il suo attendermi. Era bello vivere insieme quei momenti. Ricordo con piacere l'affabile Gesuina che volentieri mi accoglieva in casa e mi invitava a salire nel "covo". Ricordo quella specie di cane del vicino Serafino (ricordo bene?) che già mi ringhiava contro quando ancora stavo a 100 metri dal cancello di casa Dossena. Ricordo zio (con la zeta di brasato) Ivan che rincasava alle 5 del pomeriggio per cenare e poi subito passava per andare a letto. Ricordo un sabato sera passato a vedere la finale di Sanremo alla TV nel periodo in cui facevamo i bastian contrari contro tutto e tutti e preferivamo la "nostra" serata in solitaria a vedere la TV o a berci un cocone al bar Gallo di Barbata piuttosto che col gruppone dove nessuno, e soprattutto nessuna, ci cagava piu di tanto. Mister ti ricordi del mitico "gesto". Che cavolate si fanno da giovani ma...probabilmente le rifarei. Tutte. E nonostante tutto questo non abbiamo mai vissuto in modo confidenziale il nostro rapporto amicale. Almeno non nel consueto modo d'intenderlo. Forse non ci era necessario.
Ci bastavamo a noi stessi.
Dovevamo ancora crescere.
Molto.
E quei momenti certamente sono stati importanti.  

pasi

" Mi ricordo montagne verdi e le corse di una bambina... "
Nei primi anni settanta Marcella Bella aveva emozionato con la famosa canzone evergreen.
Effettivamente suona meglio rispetto a " mi ricordo mutande verdi e le corse di un bambino... ( al cesso! ) di Geretziana memoria.
Tuttavia risulta un frammento molto divertente, e continua a farmi ridere quando lo leggo.

Impossibile restare freddo pure dinnanzi alle pennellate di Bèla Paol: sono debole di mouse, e le sue tentazioni sono troppo forti affinchè resista ad un commento.
Correva l' anno 1989, e Severino  era l' anziano vicino di Via Cappuccini numero 6.
Briciola , razza meticcia, rappresentava il perchè di quel cartello: " attenti al cane ".
Animale e padrone non sono sopravissuti, ma il segnale di allarme è ancora visibile.
Presumo rottamata la storica Panda grigia sopra la quale il socio pasticciere veniva a trovarmi ( e teatro del nostro vagabondare nella bassa bergamasca, tra nebbie, musica, stelle, silenzi...) ; pure smantellata la mia  stanza - covo .
Tuttora esistente e visitabile l' affabile Gesuina. E pure lo "zio" Ivan è disponibile: nella camera non transita più, nel senso che l' ha fatta sua e si ferma in loco a dormire, o guardare la tv. Diversa dal modello in cui all' epoca si guardava Sanremo; ma stesso il mobile d' angolo, ereditato da un vecchio salotto del Principe.
Quel sabato vinsero i Pooh con " Uomini soli " ; ma si trepidava pure per Mia Martini, Paola Turci, Rossana Casale...
Dei trascorsi comuni abbiamo dimenticato tante cose, ma è difficile spiegare il perchè alcuni fatti rimangano appiccicati da un ricordo condiviso: più che particolari visivi, o giuste collocazioni nel tempo, si rimane agganciati a stati emotivi.
Il "gesto" sulla pubblica piazza fu storicamente mitico e innocente: tuttavia creò più baillame manco fosse stato gesto di dito...
talvolta incontro le ragazze di quel gruppo, e vederle donne ( non tutte!)  fa sempre uno strano effetto. E alcune, come allora,  mi filano poco o niente .
Tuttavia caro Paol, ai tempi del Barbarossa vincitore ruffianando la mamma ( ne fece le spese la  Martini) avevi tradotto in esperienza positiva il tuo divenire, e con le fanciulle andavi alla grande!
Ma sebbene passato in seconda serata, non mi avevi dimenticato.
E restavo in attesa del Panda.
E più che di noi stessi, si amava citare i vari personaggi che affollavano l' epoca, e le dinamiche dei rapporti all' interno del gruppo: ed anche lo strumento che stiamo adoperando oggi, è per noi, ma va oltre.

Certo il mio fioretto è durato poco.
Ma pure da bambino era così: promettevo di non mangiare più caramelle... ma cedevo!
Evidentemente non sono cambiato.
Vade retro satana!

principe

Ciao a tutti sono tornato dalla mia vacanza e domani riprendo a lavorare(che di questi tempi e meglio tenerselo stretto).
Mister vedo con piacere che il tuo facebuch va a gonfie vele e con piacere leggo che hai rinunciato a non scrivere x fare un fioretto della quaresima.I fioretti della quaresima devono essere delle cose concrete (non farsi piu'le pippe,non bere,non fumare,eccc.....+altri vizi)rinunciare a colloquiare con degli amici anche se su internet mi sembrava una bella cagata!!!.
Gli amici sono preziosi e non bisogna mai rinunciarci x nessun motivo poi ognuno e' libero di fare quello che vuole,siamo in regime di democrazia.
ciaooooo a presto

pasi

Gonfie vele?
Sono elemento da bicchiere mezzo vuoto: preziosi amici alimentano il fiocco, ma la trinchettina è moscia.
Non tutta la ciurma è salita a bordo.
Il Pile sarà in bettole di porto a smaltire sbronze; il Mendy,quando c' è da lavorare, fa sempre il lavativo.
Sarà nascosto in qualche dispensa della cambusa.
Altri soci non amano avventurarsi in mare: al massimo qualche gitarella costiera della domenica.

Noto con rammarico che non è stato un buon fine settimana per il Blog: sinceramente mi dispiace. Siamo alle sogliole del primo anno di età ( Aprile ), e non vorrei arrivassimo spenti per la festa.
Per molti versi queste pagine sono lo specchio della nostra attività in generale:  se mancano aggiornamenti la vivacità ne risente.
Non amo i siti poco mobili, o tenuti in vita a brodini.
Tanto varrebbe oscurarli.
Per il momento lascio da parete questioni personali, e ritorno sui miei passi.
Cambierò fioretto.
Visto che non bevo, e non fumo, me ne rimane un solo da mettere in pratica.

pasi

Sanremo è stata pure causa di una scazzottata col Principe.
Si giocava al festival: alternativamente uno presentava,  uno cantava.
In playbach, utilizzando il classico mangiadischi dell' epoca con relativi 45 giri, ed uno spazzolone come microfono.
Materiale  propietà di mia mamma: i pezzi ne risentivano.
Mica ascoltava i Delirium, o le Orme.
La scelta si orientava con Orietta Berti, Gigliola Cinquetti, Claudio Villa, Mino Reitano, Massimo Ranieri, Tony Santagata... nessuno entusiasmava.
Bè, di appetibile c' erano  i Nuovi Angeli, ma purtroppo cantavano " Uakkadì Uakkadù " ; solitamente la storpiavamo in " Macarì Macarù "... e nessuno di noi due sarebbe riuscito a porla in atto senza ridere.
Fatto sta che c' impuntammo con stesso autore: Gianni Nazzaro ( sic! ) con " Quanto è bella lei".
La voglio io la voglio io... nessuno voleva cedere: e dalle parole si passò ai fatti.
Capitava...

Ricordo con piacere quel lontano 1989, anno in cui conobbi gli inseparabili amici del Brisculù.
Era settembre e per la prima volta si faceva il palio dei quartieri.
Io appartenevo ai verdi, pure il Pile che in quell'occasione era il direttore tecnico sportivo.
Su suggerimento di un mio vicino di casa venni contattato per formare una squadra di calcio.
Naturalmente accettai l'invito, e subito al mio esordio mi fu dato un soprannome (che porto ancora oggi), da un certo Lanzani e Gabetto.
Non conoscevo nessuno in quel periodo dei Sabbioni: non avevo mai frequentato nessun bar ne oratorio e proprio a causa del Palio conobbi il Pile che subito pochi giorni dopo mi offrì la possibilità di giocare al pallone nella squadra degli amatori che stavano per allestire.
Accettai l'invito e iniziò così la mia avventura in questo quartiere che ora ci vivo da quasi 24 anni.
Non passò nemmeno un mese che, sempre il Pile mi invitò ad uscire con lui ed altri suoi amici per andare ad una cena da un amico.
Mi presentai all'ora stabilita in piazza della chiesa e trovai con lui altri amici suoi.
Mi avvicinai al gruppo e ricordo che il Mister con capelli lunghi e silenzioso era appoggiato al muro sotto la finestra, Bèla Paol discuteva con Andrea e il Pile, Il Ciubec leggeva la bacheca del Bèrt.
Arrivato l'ultimo ritardatario con due macchine (una era la panda di Paol), andammo a Trascorre dal Zeo.
Quella fu la mia prima uscita con l'ormai club dal Brisculù.
Diverso era lo stile di comportamento che avevate rispetto ai miei vecchi amici e diversa anche era l'età.
All'inizio mi sembrava di essere un pesce fuori dall'acqua.
Ma devo ammettere che tutti siete stati molto socievoli e mi avete messo subito a mio agio.
Non avevo ancora terminato la serata, che mi sembrava già di essere stato con voi da sempre.
Mi sono tolto subito dalle spalle gli anni in più che avevo nei vostri confronti.
Sarà stato forse il vino o chissà cos'altro, fatto sta che ancora oggi sono qui a scrivere su questo blog per voi.
Mentre scrivo ammetto di essermi un po commosso, anche per questo e non solo vi devo ringraziare tutti per questi 20 anni trascorsi in vostra compagnia e spero l'avventura non abbia mai a finire.

principe

Gerets mi fai commuovere con le tue parole.
Mister ma e' possibile che io e te ci siamo solo presi a randellate durante la nostra infanzia?
Non ti viene in mente niente di piu' piacevole!
Saremo andati a fighette insieme qualche volta o no.
Boooo
Meno male che hai cambiato tipo di fioretto!
Ma hai rinunciato al primo delle mie proposte???

pasi

Caro Gerets, per quanto amiamo rimetterti  in groppa gli anni in più ripetto ai nostri che ti scrolli dalle spalle, possiamo altrettanto ringraziarti per l' attaccamento dimostrato al gruppo - per il piacere di averti - e nell' essere parte di noi.
Strano a dirsi, ma sei l'ultimo arrivato in ordine strettamente cronologico.
Un baby nonno.
Come affermato, la frazione Sabbioni ha incrociato strade, e determinato percorsi comuni.
Del nostro primo incontro non possiedo un ricordo netto, ma la tua ricostruzione storica è calcio nei maccheroni per le finalità di questo post.
Il bagaglio dei ricordi a volte è comune,  a volte diverge : differenti percezioni visive, uditive, emotive... o frammenti apparentemente insignificanti che si conservano per motivi misteriosi.
Sicuramente ti avevo colto durante il Palio 89, ma legittimo è attribuire alla serata di Trescore pietra prima.
Già il talent scout Pile ci aveva donato il buon Zeo: era fidanzato con l' amica dell' ex compagna del nostro tesoriere. Un buon quartetto. Ma si sa, il Pile non regge la briglia. Ha litigato un sacco di volte per stare in nostra compagnia. Si passava fischiettando sotto la finestra dalle luci blu...
Un poco stronzi lo eravamo già.  
Tuttavia non possiamo essere indicati come causa di rottura.
La storia è nota. Come noti sono i fatti dell' Andrea : si è perso.
Meno chiaro il perchè abbiamo iniziato a sfidarci a Briscolone: se non sbaglio il gioco è stato introdotto dal Pile, la cui arte fu appresa durante le  frequentazioni universitarie.
Ma pure tu, Gerets, lo giocavi durante le pause di lavoro alla Welco.
Ma sei arrivato dopo.
Sapere che non sei stato il mio maestro di carte mi consola.
Notte!
E grazie del prezioso contributo.

pasi

Caro Principe, ripeto: non bevo , non fumo ...

Insieme siamo andati tantissime volte a pescare, ma a fighette ci andavi con l' altro cugino.
Dietro il vespino ne avete caricate assai.
All' epoca possedevo un Motobecane...
al massimo sul vespino salivo col Marsià!

Ma con il Marsià che avventure hai avuto?
Non ci racconti mai niente a riguardo.
Era già strano anche in giovane età, o si è perso con il trascorrere degli anni?

Amici vi scrivo dal centro di Parigi, praticamente da RI ...città affascinante un pò come il Mister da giovane, il bèltenebroso.

Ieri ho avuto il colloquio col megadirettore e 5 minuti prima ho fatto un cagatone che è stato beneaugurante. Quindi oggi ho ripetuto il rito prima del colloquio con la sua vice, dalle poppe assai sporgenti. Stesso esito!

Ricordo le partitelle del sabato contro "quelli più grandi" che ci rubavano le fighe, che già allora era merce rara ...e questo rendeva le sfide più di una semplice partita. Per "scherzarvi" avevamo soprannominato il trio di attacanti RINO-BISO-ELE che erano PILE-BRINDA-BIANCHETTI, nei confronti del Mister un pò di rispetto c'era perchè non la metteva solo sul fisico. Lui era "forte" e dovevamo farlo "curare" dal migliore di noi.
I primi tempi eravamo fighetti e fisicamente inferiori e puntavamo tutto sul lato destro del Cantagallo (suo punto notoriamente debole, la leggenda narra che da quella parte non si tuffava dopo che era caduto dall'impalcatura) ma col tempo iniziavamo e riequilibrare le sorti. Finchè un sabato il sorpasso e la vittoria ...storica come quando il PCI ha superato la DC sull'onda emotiva della scomparsa di Berlinguer. Quella volta invece non è morto nessuno ma ricordo che eravate incazzati come le pantere. Ho chiara l'immagine di Pilenga che tira una scarpata da dietro al Cri...che non ha fatto una piega; l'immagine di Bianchetti che preso dalla tentazione del portoghese (faso tùto mì) si arrotola col pallone e calcia dalla bandierina del corner e del mister che invitava a non mollare ...ma il Cri scoreggiava sonoramente! Ricordo quando il Curbà si è girato una caviglia con le mani prima di essere portato al pronto soccorso ma soprattutto ricordo gli effetti improbabili che solo il Geres sapeva dare alla palla. Forse è da quando è arrivato il Geres che abbiamo iniziato a vincere ....

pasi

Sparse qua e là nel blog esistono mie citazioni al Marsià.
Cronologicamente , in questo post, non sono ancora giunto all' incontro.
Se faccio da solo procedo in questo senso; nel racconto sono arrivato sulla fine delle scuole elementari.
Ma se qualcuno interviene, sono ben lieto di salire sulla macchina del tempo, accellerando, o facendo retromarcia.
Un pò di movimento rompe la monotonia logica.

Storicamente le origini del Marsià traggono origine dall' essere stato compagno di classe ( al liceo) del Curbà e Brindà.
All' epoca giocavamo tutti a tennis, e la conoscenza si è sviluppata attraverso sfide di doppio. Compresi Mino, i cugini, Pile...
Ma per questi ragazzi il sudetto sport rappresentava solo un gioco :  la passione la nutrivano per le donne.  Più talentuosi e innamorati della racchetta eravamo io e Marco. Lunghe le nostre discussioni in materia; e al posto di Play Boy si comprava " Il tennista". Diventammo pure agonisti: spostandoci con il suo vespino  si viaggiava nei paesi del circondario per  partecipare a tornei.
In due sullo stesso mezzo ci   esposoneva  alla pula: in effetti siamo stati beccati diverse volte, e in una circostanza scortati fino al commissariato per controlli.
Ai tempi non era malato: tuttavia era dotato di carattere particolare, allergico alle normali regole di convivenza e dotato di un incredibile faccia tosta. Mentre io arrossivo  per alcune situazioni che a  malgrado si andavano a creare , lui se ne fregava.
Mi ha pure trasmesso la passione per gli scacchi:  passavo intere giornate a casa sua per sfide di allenamento. Abbiamo partecipato a diversi tornei organizzati dal club cremasco.
E vinto  coppe.
Mi ha pure insegnato a guidare.
Un grande amico. Poche confidenze personali, molti fatti, molto tempo passato insieme.
Purtroppo agli inizi dell' università la sua malattia ha iniziato a manifestarsi: mi accoglieva in maniera fredda, distaccata, ed i suoi occhi non mi sembravano più gli stessi.
La mia presenza lo infastidiva.
Poco a poco, causa altre circostanze, ci siamo persi di vista.
Diversi anni fa - e questo è cosa nota - è stato motivo di gioia ritrovarlo: accentuati alcuni aspetti caratteriali, maggiori stranezze , ma era "lui" !
Non duratura la rinnovata stagione.
Purtroppo le ultime notizie lo danno sbroccato del tutto.
Mi piace ricordarlo quando si faceva beffe dei poliziotti; o del commesso del negozio di tennis da cui si è fatto sostituire la racchetta sfasciata. Sosteneva che era difettata, e si era rotta tirando un poderoso dritto. In realtà gli era sfuggita di mano dopo un servizio, ed aveva picchiato violentemente a terra. O quando in retromarcia con la mitica Prinz di sua mamma aveva frantumato i fanali di una macchina in sosta, e mentre tentava di fuggire il propietario gli si è sbarrato davanti. Scesi cadaverico, menre lui gli rideva in faccia. O di quando giocando contro una partita di scacchi ad un torneo, l' abbiamo decisa a casa a tavolino con una posizione di patta, e ripetuta poi a memoria durante la gara. O di quando abbiamo fregato a sua mamma una bottiglia di liquore alla fragola, e ci siamo andati a ubriacare. O di quando abbiamo giocato a tennis all' aperto nel mese di dicembre, e si è messo a nevicare: abbiamo continuato come nulla fosse.
O di quando ...

Io non avrò portato qualità, ma quantità di caviglie limate sicuramente.
Grazie Mendy per quello che pensi di me: sappi che il 3 ottobre hai un impegno importante e potresti trovati qualche sorpresa.
Lo so che vi mancano i miei tiri ad effetto, mi succede anche giocando a tennis che la pallina gira in senso contrario.
Bei tempi erano quelli, ma non sono brutti neppure i giorni di adesso, c'è purtroppo solo qualche annetto in più, ma per il momento acciacchi permettendo non pesano molto sulle spalle.

principe

Adesso abbiamo capito dove hai imparato ad andare in macchina!era meglio se prendevi lezioni da TOPO GIGIO.
MENDY che ci fai a Parigi.
Adesso vai anche alle sfilate di moda,x vederti dobbiamo andare sul canale di SKI dedicato alle
TOPE MODEL ,mi raccomando non intasare le fogne di PARIGI

pasi

Ritrovato il mozzo di bordo!
Imboscato a Parigi...
Benvenuto in facebuch caro Mendy.
Finalmente remi .
Però un poco lavativo lo sei: il pezzo sulla partita  è  poco inedito... tuttavia non lo hai spudoratamente immesso con un taglia e incolla, ma è un lavoro di rielaborazione.
Ti perdono anche perchè capisco l' importanza di quell' avvenimento: non si trattò di semplice vittoria sportiva, ma i significati andavano oltre.
Ti ringrazio per aver espresso lusinghieri apprezzamenti alla mia tecnica calcistica; tuttavia, avermi fatto marcare da uno che mi scoreggiava addosso, rende quel " ero bravo " un pò meno scintillante. In realtà, la maggior considerazione rispetto ad altri miei compagni era data dal fatto che non vi ciullavo e ciulavo le fanciulle dell' epoca. Non per questione di rispetto.
Se me l' avessero data ( l' attenzione) l' avrei presa volentieri.
Vero che fummo scornati: all' epoca eravamo le" furie rosse", e si proveniva da una lunga imbattibilità conquistata contro varie compagini.
Essere sconfitti dai fighetti andò traverso: pure negli spogliatoi emerse attrito.
Più che da un takle con il Gerets. Vero che il tiro con palla girante all' indietro è unico e irripetibile... tuttavia ai tempi delle sfide contro Ombriano (epoca pre pista pattinaggio) ho  gestito difese peggiori.
Portiere Gianfranco C., che su tre uscite ne sbagliava tre...
terzino sinistro Mino, piedi svergoli e gomiti alti...
terzino destro il Manca... e ho detto tutto
stopper il Marsià, detto il killer
si trattava di sfide all' ultimo sangue, con risultato sempre in bilico: nell' economia della partita ogni svairone risultava decisivo.
Fortuna che pure la loro difesa, con il Conte, il Panzer,  il Cammello, e Masoch, faceva acqua da tutte le parti.
Neppure il prodigioso Tata, eccelso portiere, riusciva a porre argine.

Comunque caro Mendy, per il ventennale, propongo una riedizione storica della nostra  disfida, con tanto di pulzelle d' epoca, seppur stagionate. Chi le contatta?
Naturalmente dopo il matrimonio e luna di miele: non siamo più giovincelli . Soci e amici stampellati,  arti ingessati, tutori per le ginocchia vaganti non darebbero  buona immagine alla funzione.

pasi

Il centro di Parigi è RI !
Ragazzi, solo a quest' ora ho capito la battuta del Mendy!
Tutta sera per cercare di capire cosa intendesse.
Ma va a intasare fogne!

pasi

Caro Umbe, ti devo chiedere scusa: in uno dei commenti precedenti, desiderando per esigenze narrative di dare un tono giovane al Gerets, l' ho citato come ultimo arrivato in ordine cronologico.
In realtà questa valenza spetta a te.
D' accordo, è un titolo guadagnato honoris causa per la creazione del sito ... ed  è anomalo un socio che non gioca a carte, e che mantiene toni bassi in mezzo a tanti ciarlatani.
Ma ti ricordo presente e partecipativo a tutte le ultime iniziative, compresa l' organizzazione della serata  Basiano.
Vero , potevo far finta di niente... ma sperare che venissi sul blog a correggermi ed evidenziarti mi pare ardito.
Vorrei convincerti sulla valenza di partecipare  a questo post attraverso una testimonianza.
Nel racconto sono arrivato alla quinta elementare: passerebbe molto tempo prima di una  citazione cronologica.
Per una buona andatura serve gonfiare pure la randa, e se boffi pure te la bolina la si mangia.
Nel frattempo isso e cazzo.
Oppure orzo?
Geretz, drizza il pennone!

ma...non è che questi ultimi due post si stanno pericolosamente intrecciando in quanto a commenti???
Storie romantiche inserite (?) tra una sveltina e l'altra, cagatoni piazzati tra lacrimevoli ricordi d'infanzia...
Non so più dove piazzare (?) il mio...
Una serena notte a tutti perchè in ogni caso anche sopra le più dense e minacciose nuvole le stelle non cessano di brillare.

pasi

Caro Paol bifronte ( carina l' idea...)   non hai tutti i torti: se andiamo avanti così finiremo per rimpiangere i post sulle scoreggie!
Va be', fin che la barca va...

principe

In questo periodo se il Mendy scoreggia si riempie le braghe.

Complimenti al nostro Principe, la settimana bianca gli ha stimolato i polpastrelli ed è secondo solo al Mister per commenti.
Fior di commenti, non mi sarei mai aspettato da lui raccontare vecchi ricordi amorevoli e piccanti.
Prosegui che sei sulla buona strada.
Purtroppo non tutti siamo nelle tue condizioni di poter raccontare vecchi amori, ci sono mine in tutti gli angoli che calpestiamo.  

pasi

Quasi in contemporanea alla mia, pure la famiglia del Principe traslocò ai Sabbioni. A tuttoggi, quando transito sulla via della palazzina, istintivamente guardo la finestra del primo piano: mi pare ancora di notare la sagoma della zia.
Spazi limitati e regole condominiali  rendevano il posto recintato meno ricco del Pilastrello, ma il balcone era postazione ideale per sparare attraverso cerbottane birolli ai passanti.
Non male il cordolo in cemento perimetrale all' edificio , ottimo come circuito per le macchinine; garage e cantina rappresentavano ottimi luoghi per  trabascare , compresa l' attività di bombaroli insita in ogni ragazzino. Chi non ha mai fatto esperimenti con la polvere pirica dei petardi e delle bombette?
Ma varcato il cancello, e fatto due passi, ecco spalancarsi l' ottava meraviglia: il mitico  "campetto"! All 'epoca ,  terreni in disuso, rappresentavano oro per noi fanciulli. Poi lo divennero per i costruttori. Quello era fantastico:  si estendeva un paio di metri sotto il livello della strada, e munito di porte da calcio costruite ad arte, pareva uno stadio in miniatura. Sulla destra confinava con la casa del Brinda: sua madre, talvolta, irretita dalle pallonate all' orto, non riconsegnava nè palla , nè figlio.
Ma storicamente, fu contatto briscoloniano.
A sinistra alte mura rendevano baluardo migliore rispetto alla bassa cancellata del lato opposto, mentre a est un terreno coltivato garantiva facili recuperi. A Ovest la strada, poco trafficata e rialzata: tuttavia potenti tiri sorvolanti la traversa potevano divenire minacciosi.
Ricordo una mina di Sergio - fratello maggiore del Principe - che andò a cozzare fragorosamente contro una corrierina in transito: fuggi fuggi generale!  Alle volte allenava il suo potente sinistro piazzando tre o quattro di noi bimbetti in porta, e nessuno aveva il coraggio di tentare parate. Il briccone si divertiva un sacco. Pallone di cuoio antico, mica il supermorbido di oggi, con il quale Pirlo inventa traettorie diaboliche colpendo con le  tre dita del piede. Con la sfera di allora, se le sarebbe frantumate.
Discreto portiere Damiano, fratello medio: ma la carriera la sta facendo come idraulico.

Non potrei mai abitare e vivere nelle case costruite sopra.

principe

Mister in una di quelle case fino a non tanto tempo fa ci abitava un certo MENDY.
Dimenticavi la casa di fronte al campetto sulla strada dove ogni volta che il pallone saliva sula strada ed andava a cozzare contro il muro della suddetta,dalla finestra saltava fuori una arzilla signora che ci fotteva il pallone e non lo rstituiva piu'.
Mi ricordo un pallone di cuoio bianco ( mi sembra adidas)comprato con il sudore delle mance dopo tanto tempo e volatilizzato dopo due tiri nelle grinfie della suddetta signora.

Causa vicissitudini varie da diversi giorni non frequentavo così mi son dato il tempo di leggere quasi tutto d'un fiato questo post con relativi commenti. Troppo bello...

L'analisi generale conferma quella meravigliosa nostra capacità di passare con facilità estrema da commenti profondi e commoventi ad interventi che di profondo hanno solo il posto dove finirà la merda menzionata. Questo è un pregio notevole e spero rimanga a lungo nel nostro manifestarci.

Personalmente ricordo l'impatto con il quartiere Sabbioni (anche se allora non sapevo si chiamasse così) quel lontanissimo giorno del '71 quando arrivai dalla Metropoli (Milano) al Pilastrello. Ricordo nitidamente l'accrocchio di bambini che nel cortile guardava curiosamente gli indaffarati personaggi che completavano il trasloco. La sensazione che ricordo è la sorpresa per questo atteggiamento. Venivo da un posto dove non si conosceva il volto del vicino di casa ed ognuno era assolutamente chiuso nella propria esistenza. L'arrivo di nuovi inquilini (come la partenza di vecchi) era vissuto con totale indifferenza. Al Pilastrello era diverso. Come ho imparato successivamente ogni fatto diverso dal normale procedere degli eventi, diventava motivo di attenzione e curiosità.

Così, piano piano, ho iniziato a frequentare il gruppo di bambini e bambine che costituivano la popolazione (direi abbastanza numerosa) del cortile che stava al centro della costruzione abitativa.

Il Mister è stato certo il primo con cui ho legato sia per ovvi motivi anagrafici sia per la sua estrema facilità nell'accettare il nuovo e, in questo caso, nell'accetarmi. Assieme a lui ho assaporato la grande sensazione di libertà che per un bambino offriva il poter vivere in un posto come il Pilastrello: ampio cortile, campi tutt'intorno, bambini più o meno coetanei con i quali poter giocare praticamente sempre.

Ricordo la quantità infinita di giochi che ci si inventava e, grazie all'incredibile fantasia, si passava da un genere all'atro senza soluzione di continuità. Con semplici accessori (manici di scopa, sassi, erba (non quella da fumare), cassette vuote della frutta eravamo in grado di costruire gli oggetti più disparati ed inventarci storie ed avventure incredibili. Guardando i bambini di oggi sembra che le generazioni passate siano non una ma bensì 100. Quando racconto ad Andrea ed Isabella quali erano i ns divertimenti e come ci si costruiva i giochi sembra che racconti loro di un altro mondo.

Come detto c'erano anche delle bambine ma, allora, sia il Mister che il sottoscritto eravamo ancora nella fase dove le mani addosso alle femmine si mettevano solo per menarle. Poi i tempi sarebbero cambiati.

Vabbè.. per ora mi fermo qui. alla prossima.

principe

Minchia il mio gravatar a cambiato aspetto ,adesso
assomiglia molto a polifemo o ad una moglie incazzata.

principe

Mister,Pile ma che fine a fatto quel ragazzo che abitava sopra il bar,mi sembra che si chiamava Maurizio o sbaglio!

pasi

Esatto: Maurizio abitava sopra il bar, e discreta la rampa di scale per arrivarci. Non avendo   acqua corrente, lo si vedeva spesso fare spola dalla pompa del cortile armato di secchio.
Tuttavia non ha messo muscoli: alto, magro,  capelli neri, 48 anni, baffetti, lo si vede talvolta impegnato come podista sulle nostre strade. Andatura non paragonabile a quella brillante di Ernesto, ma neppure a papera del Peccini.
Voci di corridoio lo danno convivente in quel di Ombriano,  ma è stato pure sposato.
Ci siamo incrociati qualche anno fa in quel di S. Donato, luogo in cui risiedeva, dopo moltissimo tempo in cui non lo vedevo. Un pò a fatica, ma ci siamo riconosciuti.
Ero un pò incazzato con lui: fra i suoi animaletti possedeva un bellissimo tigrotto, di stazza e posizione tale da essere perfetto come portiere. Mi promise di regalarmelo quando, più cresciuto,  avesse smesso di giocarci.
Ancora lo sto aspettando.

pasi

Benvenuto in barca caro Pile !
Un pò in ritardo.
Il magistrale commento non ti salva il culo: come punizione ti sbatto in cambusa a pelar patate! Tre sacchi che poi dovrai cucinare arrosto. E vedi di girarle bene, non come il Principe che l'è mia bù.
Vi ricordate che cazziatone si è preso a Cancano da quelli della Gifra??


Nei primi anni 70 mio padre possedeva un motorino cinquantino. Classico per l' epoca : manubrio  sportivo, portabenzina allungato, sella idem, freno a pedale , marce con leva punta tallone, accensione a pedivella. In inverno metteva il parabriss: quel mezzo era  spettacolo cult!
Talvolta mi portava a fare giri: mi piazzava a cavalcioni sul serbatoio, e poi via, magari a pescare, oppure in Crema. Luogo preferito il bar Convento: lui si pigliava il " palloncino" bianco o nero, ed io un bicchiere di spuma, nera o arancio. Diversi suoi amici e conoscenti giocavano a carte, e lui si piazzava dietro a guardare: si capiva che gli sarebbe piaciuto subentrare, od organizzare un altro tavolo. Ma sapeva che sarei rimasto solo, quindi preferiva fare il papà: orgoglioso di esserlo.
Così mi faceva far tappa all' altro bar, la Colombina, sito all' angolo della via,: e poi mi faceva felice accompagnandomi alla vicina edicola per comprarmi le figurine dei calciatori.
Professione muratore: e se alcuni sabati si assentava da casa, era perchè si era offerto di far parte di una squadra che puliva i forni all' acciaeria Ferriera. E se di sera arrivavano tir da scaricare a braccia , un' altra ditta lo chiamava spesso per integrare la manovalanza.
Lo faceva per la famiglia.

Caro Pile, magari le tue " vicissitudini" sono una vacanza di ferie... ed il mio amichevole giustificarti  espone a figure barbine ; ma so che sei dei nostri. Per quanto sposati  al Briscolone, tutti noi soci ci concediamo  innumerevoli amanti: spesso sono di più le cose che ci allontanano,  dividono , diversificano, rispetto a ciò che  unisce. E l' idea di sorbirvi tutto il giorno per più giorni nella vacanza in camper è più nauseante del mal d' auto.
Si può disporre di una camera single?
Anche la nostra amicizia personale non è stata simbiotico rapporto a partire da quel lontano 71... ci siamo presi altri spazi, tempi , persone... abbiamo fatto periodi senza vederci,  sentirci, mancarci... eppure il senso del legame è netto e inequivocabile. E lo è stato da subito.

P. S.   e il premio del ping pong??

Vi abbraccio tutti cari amici... ma con la lingua  ben stretta in bocca!
Quella va ficcata da tutt' altra parte.
Femminile ovviamente!

pasi

Un tempo giravano pochi soldi in seccoccia: un pallone era bene prezioso.
I più economici si compravano all' edicola, ma erano superleggeri : " volavano " troppo.
Contente le mamme : meno danni a vasi e fiori, meno ridonante l' impatto con le porte di casa.
Nell' impatto contro le rose aveva la peggio la sfera: si bucava, e rimpiccioliva come i trofei dei cacciatori di teste. Ma era brillantemente riutilizzabile nei giorni piovosi, quando si giocava nello spazio più stretto del portico.
L' evento della fiera di S. Maria era fondamentale per provvigioni: i genitori scucivano superiore mancia. Chi non è mai tornato con una palla da calcio? Gomma più spessa.
Il bimbetto fortunato la mostrava con orgoglio appena tornato agli amichetti, ed era tutto un ooooh uuuuhh  di ammirazione: naturalmente non mancava mai il solito antipatico che la criticava, e provato due tiri affermava con disprezzo che andava tutta storta.
Ma svergoli erano i suoi piedi.
Nessuno può dirsi bambino se non  ha scavalcato muretti, cancellate, affrontato cani, cespugli di ortiche,   rischiato di affogare nei fossi, di essere investito da auto, mandato un papà su di
un tetto: tutto per recuperare un pallone.
Al Pilastrello, a volte , carambolava pure nella turca del cesso. Bisognava ripescarlo con i due indici , e in posizione mappamondo, arrivare fino alla pompa per sciacquarlo. Una strusciata nell' erba per asciugarlo, e l' azione dopo magari capitava di colpirlo di testa.
Nessuno può dirsi bambino se non si è visto mai  sequestrato un pallone.
Oggigiorno, i genitori dell' espropriato, chiamerebbero l' avvocato.
Non lo fecero quelli del Principe: altri tempi, altre regole, meno soldi.
Così, contro Ombriano, fummo costretti ad utilizzare quello di riserva,  cuoio ruvido di un sinistro color marrone.
Ricordo che il cugino, per non fare figure, lo pitturò con una bomboletta di vernice d' oro trovata in garage. Divenne duro e pesante come una sfera di cannone. Lo ricordo bene perchè dopo un takle mi arrivò nelle palle: cainai parecchio.
Ma era il pallone " in cuoio " che rendeva una partita  vera e memorabile: chi lo possedeva era guardato con rispetto e riverenza, come se possedesse excalibur.
Rappresentava bene raro e prezioso, e poterlo calciare significava realizzare un sogno. Doveva essere salvaguardato con cura. Spesso si abusava a renderlo impermeabile con il grasso di foca, e per i portieri diveniva una saponetta. E s' impastava ancor di più di terra e fango: tutto veniva gibollato.
Il valore sociale di un bambino era determinato dal tipo di pallone che possedeva.
E  potere, decisioni, regole, erano nelle mani del padrone della sfera.
Se ti faceva pure giocare, era tuo amico.

pasi

Spesso ho dubbi grammaticali: li risolvo utilizzando un vecchio vocabolario della Zingarelli con la copertina scollata e scalcagnata.
Ma unitamente a una Bibbia rappresenta un caro ricordo: regalo per la Cresima.
Dell' evento non ricordo molto.
Ero l' unico ragazzo a portare i calzoni corti, con tanto di giacca e calzette bianche: questo mi è rimasto impresso.
Ma era giunto il momento di allungare braghe: gli esami finali della quinta elementare erano alle porte, e la scuola media mi aspettava.

pasi

Radici Ombrianesi per il cugino Beppe. Sebbene coetanei, ci siamo frequentati poco durante l' infanzia, ed i ricordi sono meno incisivi.
Tuttavia, a metà anni 70, anche la sua famiglia si trasferì ai Sabbioni, in un quartiere appena edificato: "le case nuove", che di fatto resero meno percettibile la  linea di confine tra i due paesi.
Mentre il Pile aveva già iniziato le scuole Medie in Crema, io , Beppe e il Principe ci ritrovammo alle scuole di Via Rampazzini a Ombriano, anche se quest' ultimo iniziava il secondo anno.
Primo anno, e stessa classe, per me, e Peppone.
Cugini di sangue lo eravamo già: ma è da qui che  diventammo amici.
Ed anche se non si è ancora presentato al facebuch, lo siamo ancora oggi:  lo aspetto a soffiare sulle vele. Anche se notoriamente è un oppositore dei "lunghi" commenti.
Ma dicono che la lunghezza non conti...
Sarà poi vero??

pasi

Al mattino partivo dal Pilastrello in sella ad una bicicletta, al quale portapacco legavo lo zainetto.
Percorrevo quasi tutto Viale Europa, e poi svoltavo in via Rossi Martini per raggiungere l' abitazione del cugino Principe. Parcheggiato il mezzo, salivo dalla zia. Solitamente era già presente  il cugino Beppe, arrivato a piedi dalla vicina sua residenza.
Era un piacevole ritrovo.
E da qui  breve camminata fino alle scuole.

Del primo giorno ricordo l' atrio pieno di ragazzini, ed il vociare caotico degli stessi.
Poi partì un allarmato passaparola: " arriva la preside, arriva la preside! "
Dal corridoio frontale sbucò una donna alta e magra, con un viso serio e corrucciato: bastarono quattro ferme parole per mettere in soggezzione gli astanti.
Rimase solo un brusio di fondo.
Ancora due frasi secche e cessò pure questo.
Dopodichè assegnarono le classi: sezione E per me e per Beppe.
Entrai in aula con circospezione: temevo aprissero le canne del gas.

Sciegliemmo di stare vicini vicini: stesso banco,  ultima fila. Per tre anni consecutivi.
Ottima scelta strategica: da qui si era meno esposti agli occhi degli insegnanti, e quando la mente vagava oltre ( spesso! ), era più difficile essere colti in fallo. Inoltre si poteva tenere il libro sotto il banco, e ripassare per l' ora successiva in caso di interrogazioni o compiti in classe.
E visto che s' iniziava a guardar le ragazzine con occhi diversi, si poteva disporre di buona visibilità, anche se allora erano ancora infagottate nel grembiulino nero.
Ma sbucavano bei visini: bionda e appariscente Monica, mora e più fine Roberta, intrigante Antonellina.
Fare classifiche era divertente.
Ultima Cinzia: leggermente strabica, teneva una frangetta a coprire gli occhi. Molto timida, difficilmente ispirava.
Tuttavia qualche anno dopo si è sposata con un mio collega calciatore del S. Francesco.
Mi ha fatto piacere .
Se pure le ragazze facevano classifiche, farà piacere sapere loro che mi sono sposato pure io.

Caro Mister con questo post tu ci hai un pò fregati! Si perchè di cose da scrivere ne avrei molte ma poi...cosa scriverò quando lancerò il mio facebuch? In fondo molte delle nostre vicende sono legate ed intrecciate da comuni tratti di cammino percorsi fianco a fianco e quello che potrei qui scrivere tu potresti riportarlo paripari sull'eventuale mio post. Ma, ci penserò.
Buon appetito a tutti.

pasi

Quando è nato il nostro sito, l' idea di creare presentazioni dei personaggi era già nell' aria: meno chiaro il modo.
Facebuch, " briscoloniani si diventa ", è un idea personale. Solo Dio crea dal nulla: l' ispirazione nasce sulla scia di un  libro letto. Partire per primo mi ha dato il vantaggio di  ampi spazi, ma li occupo con la mia visuale prospettica: a parità di episodio, può darsi che altri percepiscano in maniera diversa. O citino episodi smarriti dalla mia memoria.
Neppure è detto che bisogna seguire questa struttura narrativa: si possono ideare altre forme.
Ad ogni modo il mio piano già prevedeva una sosta, individuata cronologicamente alla fine della terza media.  A parte il post sempre più difficile da scaricare... sinceramente all' inizio non pensavo di essere così prolisso, ma  mi son fatto prendere dal dito scrivente.
Merito anche di interventi esterni che mi hanno  motivato, ed aiutato a superare momenti di sfiducia.
La seconda parte sarà rinviata in data da destinarsi: settimane, mesi , anni... è un opportunità da giocare nei momenti di magra del blog. E magari una terza: in appendice ulteriori ricordi per il momento tenuti in naftalina. Ovviamente ho dovuto fare tagli.
Buon gradimento per alcuni... ma devo pure tenere in considerazione che per altri può essere una rottura di zebedei: pausa opportuna.
Chiaro che sarei felicissimo se ulteriori soci proponessero  cose simili.
Già il Mendy ha promesso una " cagat story ": ma al momento non mi sembra nelle migliori condizioni di operare. Sicuramente ha già la mente frullante, ma il difficile è rendere concreti i pensieri: esistono spazi materiali per scrivere?
Possibilista anche Bèla Paol, ma non precisa eventuali tempi: ma è una minaccia reale, o trattasi di semplice spunto per agganciare un commento?

pasi

La professoressa migliore era l' insegnante d' italiano:  brava e carina.
Ogni tanto mi capita di vederla: è ancora una bella signora.
Buono il mio rendimento nella materia.
Mi dispiace che allora non avevo colto la portata dei libri di sostegno letti in classe.
Forse eccessivi gli approfondimenti su Mastro Cipolla e compagnia bella.
All' epoca il mio eroe era Zagor, personaggio dei fumetti.
Causa  vacanza la nostra educatrice diede una volta libri da leggere a scelta; per compito fare poi riassunto e commento scritto.
Voglia poca: e come al solito, vittima dei giochi e degli amici, mi ritrovai all' ultimo giorno senza aver fatto alcunchè.
Così m' inventai di aver letto un libro su Tarzan, la cui storia era nota ; e un altro lo creai artificialmente con uno scrittore fittizio, ispirandomi alle storie fumettistiche del Comandante Mark, patriota Americano ribelle che combatteva contro gli invasori Inglesi.
L' Antonellina portò Silone e Svevo, e la prof era compiaciuta quando la fanciulla lesse in classe la relazione. Poi toccò a me: fu molto meno esaltata!
Tuttavia la scampai.
Ma come potevo pensare di farmi bello agli occhi della mia compagna di classe??
Neppure mi andò meglio quando l' insegnante ci portò al cinema a vedere " Dersù Uzala "...

Il mio Facebuch, per ben 39 anni non avrà incroci con nessuno dei soci del Briscolone.
Il più difficile sarà trovare la volontà di raccontare quei lunghi anni trascorsi in ambienti diversi ma a volte anche molto simili.
Solo momenti più difficili, la guerra era finita da pochi anni e lo sviluppo economico era solo agli inizi.

pasi

I nonni che raccontano tempi della guerra è un classico...
Nessun incrocio?
Bè, "Gerets" si diventa.
E per tutti, non è facile  raccontarsi.

pasi

Camminando verso la scuola, spesso si discuteva di argomenti calcistici: due juventini contro un interista.
Oggi mi avrebbero fatto il culo...

Arrivati nella vietta d' accesso, si controllavano le automobili dei professori: eventuali assenze determinavano gioia.
Canti, cori, e òla, se  mancava  la cinquecento della temibile professoressa di matematica.
Simpatica quanto una donna con il ciclo.
Occhialoni, bruttina, leggermente zoppa, zitella: acida di conseguenza?
Non l' ho più rivista.
Spero che la vita abbia  regalato lei qualche soddisfazione: era ancora relativamente giovane.

Stralunato " diapason", mitico insegnante di musica.
Poveretto, cercava d' inculcare il ritmo a noi ragazzi del tutto privi di talento.
Estratti dall' armadietto in ferro tamburelli, legnetti, e triangoli, tentava disperatamente di creare cori a più voci del " Fra Martino  campanaro".
Naturalmente i gruppi cannavano sempre l' entrata: più si andava avanti, e più era caos.
Non meglio andava con le classiche vecchie melodie: ma non c' era nulla di meglio?
Sentiam nella foresta il "cuculo" cantare, era manna per risatine e storpiature. Stesso andazzo per " sul  cappello " che noi portiamo.
Ricordo anche una canzoncina dove una canoa scivolava leggera, e con il coretto che doveva intonare un assurdo " bundidi aidi bundidi aidi ".
Tremendo.
Una volta provò a modernizzare introducendo l' allor in voga colonna sonora di Sandokan.
Ma pure i pesci sapevano delle modifiche apportate al testo di tutti i bambini dell' epoca:

sale e scende la marea Sandokan ha la diarrea
poverino poveretto tutto il giorno al gabinetto
e Marianna con piacere gli puliva il sedere
lui cagava più non posso la faceva sempre addosso...

Un pò meglio gli andava nell' insegnamento del flauto dolce: qualcosina abbiamo imparato.
All' esame di terza media le opzioni erano due: o suonare un pezzo,  o studiare e relazionare musicisti. Avendo poca voglia di approfondire la vita di Rossini e Vivaldi, azzardai la prima scelta.
Sfortunatamente dimenticai a casa lo spartito, e  l' esibirmi di fronte ad altri professori creava un mix emotivamente difficile da sostenere.
Avevo preparato " La Vergine degli angeli ": mai donna fu così violentata.
Buffo che un insegnante, evidentemente privo di gusto musicale, disse : " però, bravo! "
Diapason, con un espressione eloquente, rispose : " insomma..."
La ricorderò sempre.
I suoi figli frequentano il tennis club, e mi raccontano che ancora va in giro a far serate con la sua pianola: è quella la sua passione.
L'insegnamento era solo un lavoro.

pasi

All' arte della pesca sono stato iniziato dai  cugini.
Ricordo la prima cattura: scampagnata famigliare con papà, zio, cugini grandi.
Noi piccoli piazzati sulla riva di un piccolo stagno. Il Principe e Beppe, già navigati, mi hanno mostrato i primi rudimenti, tra i quali l' infilamento del cagnotto all' amo.
Dopo un poco di attesa, ecco il galleggiante muoversi: i compari mi hanno allertato, ma con tale enfasi da creare ansia e  pressione. " Tira ! Tira!! " mi hanno gridato all' unisono quando il segnalatore  è poi scomparso  sott' acqua.
Ho tirato fiaccamente,  fuori tempo...e il ritardo ha salvato il pesce.
Delusione e cazziatoni.
Va be', ho riprovato.
Nel mentre, mi facevano vedere loro come si catturavano i pescetti...
Nuova abboccata: ho dato uno  strattone tale che il pesce ha vissuto un' esperienza di bad jumping al contrario, e dal fondo del laghetto si è ritrovato sulla riva in una frazione di secondo.
Preda striminzita; e mi faceva pena quel contorcersi boccheggiando.
Agganciata per la bocca, slamatura facile.
Più tardi ho visto Beppe agganciare  pesce rotondo e colorato, bello da vedersi, e non capivo il motivo dei suoi improperi: si trattava del temuto " gobbo " una specie dotata di aculei sulla schiena, e con la caratteristica d' ingoiare profondamente l' esca.
Sganciarlo non era semplice: alle volte si utilizzavano sistemi empirici da denuncia wwf...

Prima pescata di una lunga serie.
Per quanto la  tecnica sia migliorata, non ho mai raggiunto i loro livelli: il  retino personale era sempre quello più scarso di catture. Nemmeno mi hanno creduto, un giorno, quando al Cresmiero ho agganciato un bestione talmente grosso da spaccarmi la lenza e farmi tremare le gambe: ho ancora impressa la sagoma scura a pelo dell' acqua. A pochi metri da me non avevano assistito, e quando ho raccontato loro della preda scappata, si son fatti beffe: sostenevano che mi fossi impigliato al fondo con la lenza.
Iscritti alla società di pesca sportiva sabbionese, partecipavamo pure a gare sociali e campionati provinciali.
Sarà per culo, o non so cosa, ma una volta  ho imbroccato due incredibili primi posti nel mio settore, sommati i quali mi sono laureato Campione Provinciale categoria ragazzi di quell' anno, davanti a un centinaio di atleti.
I dirigenti furono molto soddisfatti: non era mai accaduto nella storia del circolo.
Contento lo ero pure io: alla faccia dei cugini!

pasi

Da Ombrianello fino ai Mosi: i fossetti della zona non avevano segreti.
Pesca nomade, spostandoci in bicicletta da una buca all' altra, costeggiando poi a piedi.
Tre ragazzini sugli sterrati di campagna: il piacere non era tutto nel catturar pesci.
A volte rappresentava aspetto secondario.
Eravamo mossi da spirito di avventura , di ricerca, di gioco. Bastava poco a scatenare la nostra fantasia: un pezzo di legno... una tolla di latta... un ponticello... un albero... un prato... un sasso colorato ...un angolo misterioso... una stradina inesplorata... un ramarro... un fagiano... una biscia...  un corvo... un aereo... una nuvola... un cane della cascina che ci correva dietro... un cartello vietante il passaggio... pagine strappate di giornaletti porno... coppiette romantiche a prendere il sole...
e canti goliardici, risa , barzellette sporche, scherzi...
piccoli briscoloniani crescono.

pasi

In quel periodo si giocava ancora a soldatini: erano in voga gli "Atlantic", quelli piccoli piccoli. Ricordo che a casa di Beppe bisognava fare piano a simulare esplosioni, in quanto poteva capitare che lo zio turnista schiacciasse un sonnellino pomeridiano. All' epoca aveva circa la mia età di oggi: fa effetto pensarlo quando sono io a stendermi sul letto.
E' come se mi vedessi  ragazzino in questa cameretta a giocare.

Cementificato il "campetto"( vero Mendy? ) capitava talvolta che noi cugini si andasse alla vicina cascina Spinelli a giocare a nascondino con le ragazzette li residenti...
oggi è semiabbandonata, e pare rimpicciolita rispetto a quei tempi.
Effetto classico.
Pure le "montagnette", meta di scorribande, appaiono più basse: e meno fiume appare il fosso dell' Alchina, dove eravamo fissati con la zattera da costruire.
E sembra incredibile che sulla strada del condominio dove abitava Beppe si giocasse a hokey a rotelle, con delle scope per bastone, e i cancellini d' ingresso a far da porte.
Inferiore il traffico. E ancor da venire la play station.
E potevamo mancare quando è stato avvistato un "mostro" a Rubbiano?
Si narrava che un operaio escavatore una strada avesse notato tra la vegetazione - con grosso spavento - un animale strano, simile ad un piccolo drago.
Così partimmo per il luogo del delitto, e non eravamo i soli: ragazzi e pensionati fioccavano.
Tutti a vedere il niente, se non un cespuglio di rovi.
Mia mamma mi aveva pure affidato il fratellino piccolo, Lorenzo, che spesso piagnucolava perchè voleva seguirmi a pescare, o per altre avventure: mi stava un pò d' intralcio, anche perchè mio papà, quando c' era lui, non voleva che mi allontanassi troppo.
Alle volte raccontavo bugie.
Quella volta, aprofittando di un attimo  nel quale Lory si era incantato a guardare il luogo dell' avvistamento, dopo averlo spaventato un pò con la storia, abbiamo inforcato le biciclette e siamo scappati urlando: "Il mostro! Il mostro! ".
Poverino, è rimastro impietrito e terrorizzato sul piazzale...  poi ci è corso dietro piangendo a dirotto  implorandoci di aspettarlo!
Bastardi dentro?

pasi

In quei tempi iniziò la mia carriera nella società S. Francesco: categoria giovanissimi, allenatore Jimmy.
Si giocava ancora al vecchio campo dell' oratorio, con le " catacombe" a fare da spogliatoi.
Il campo da gioco si allestiva poco prima della partita: occorreva tracciare le righe ( di quei serpenti! ), e poi montare le reti sulle porte. In fondo erano tenute ferme da un palo di legno disteso;  sui lati da pietre e mattoni.
Oggi l' USL avrebbe da ridire.
Col numero 4 sulla schiena feci un buon campionato, e segnai più di dieci reti.
Bè, i portieri erano piccoli, e i tiri sotto la traversa, seppur lenti, risultavano imprendibili.
Ironia della sorte, l' ultimo goal della mia carriera, l' ho segnato così.
Mezza papera dell' estremo difensore.
Al termine dell' anno, dopo più di 25 anni di militanza nella stessa squadra, ho infilato le scarpe chiodate nell' armadietto, e ancora giacciono.
Il calcetto è un altro sport.

pasi

Applicazioni tecniche: che materia!
Ricordo che un anno costruimmo un presunto modello di centrale idroelettrica, e fu un bel daffare rispetto allo scarso risultato ottenuto.
La tecnica della cartapesta era vecchio stampo: fogli di giornale strappati messi a macerare in un catino pieno di acqua e farina bianca.
Viene meglio con il Vinavil e la carta casa tipo Scottex.
E se non ci fossero state le batterie, col cavolo che s' illuminavano le lucette!
Era tutta scena.
Pure bruttina.

Non meglio andò a me e Beppe quando l' insegnante di disegno artistico (??) commissionò  un lavoro di coppia su foglio doppio.
Purtroppo il talentuoso era l' altro cugino: la nostra opera, più prendeva forma, e più appariva una schifezza. Ad ogni tocco di pennello ci veniva da ridere.
L' averci sbadatamente rovesciato addosso mezzo bicchiere di acqua non contribuì a migliorare la situazione.
I colori li ho riscoperti qualche anno fa, quando ho recuperato la passione dei soldatini.
Con diligenza  risultati sufficienti riesco a pitturarli : ma non m' azzardo a disegnare su carta paesaggi provando a dipingerli.
Al massimo tinteggio pareti.
Saraccando.

Più felici le ore di ginnastica: ricordo con piacere le ore in cui il professore ci faceva giocare a baseball: regolamento arrangiato... ma era molto divertente.
Dell' insegnante ricordo la faccia stupita quando tagliai per primo il traguardo alla corsa campestre disputata al Polisportivo di S. Maria della croce: manco sapeva chi fossi.  Mi disse di respirare con il classico esercizio di alzo braccia, ma in realtà stavo bene.
A quell' età non mancavo nè di fiato, nè di gambe.
E seppur alla prima competizione, avevo già sviluppato un elementare senso tattico: non partire troppo forte, evitando di scoppiare poi.
Altri ragazzini non la pensavano così: al via partirono come una mandria di bufali inferociti!
Facendo corsa regolare li presi uno a uno, e mi ritrovai a condurre a tre quarti di gara.
Ricordo che un ragazzetto piccoletto e in carne sbucò  fuori da sotto la tribuna, dove si era imboscato nel giro precedente. Si mise a correre dinnanzi a me, ridacchiando per la sua marachella e contando di arrivare al traguardo. Ma nonostante si fosse riposato, e risparmiato per un paio di giri, non resse ugualmente: dopo un centinaio di metri boccheggiava già.
E lo passai di nuovo.
Secondo arrivò Ernesto, il maratoneta sabbionese: non si capacitava il fatto di aver perso da un tipo come me.
Adesso come adesso è meglio che non provo a correre per più di 500 metri!

pasi

Esame di terza media: promosso!
Stavo diventando grande?
Ma questa è un altra storia.

FINE DELLA PRIMA PARTE

beppe

...lancio due sassolini...
1 .... Idescola ... e le chiavi..
2 ... Madonna delle fontane a Casaletto Ceredano ..è meglio curvare giù dalla discesa...

by  raccontaci con parole tue quello che successe

pasi

Benvenuto in Facebuch caro Beppe!
Cominciavo a disperare... ma le porte sono rimaste aperte.
Ritacabanda!

Bè, il significativo episodio delle chiavi  l' avevo citato mesi fa ( 7 giugno, post " Grazie Zeo"). Non volevo essere accusato di riciclaggio, ma visto che è una richiesta, lo ripubblico volentieri.
Tutto sommato,  questo, è  luogo più naturale.

Si narrava che nella profonda campagna della bassa cremasca esistesse tale " Descola ", un grande fosso ricco di pesci.
Ai tempi ragazzini, io, Beppe e il Principe partimmo alla ricerca dell' Eldorado: pedalando per diversi km di asfalto prima, e sterrato poi, raggiungemmo il fantasticato luogo. Per non incorrere in spiacevoli inconvenienti elaborai un piano, ovvero legare con una catena le tre bici, e nascondere la chiave nel taschino del mio cappello.
Inutile dire che si trattò di grandissima puttanata.
Risalimmo il torrente a piedi, muniti di canne e di esche; ma a parte striminziti pescetti - che avrebbero abboccato anche dietro il fossetto di casa nostra - il cestino restò inesorabilmente vuoto. Delusi e amareggiati tornammo alle due ruote, e qui l' amara sorpresa: avevo perso la chiave!
Purtroppo il nascondiglio " sicuro " celava una scucitura.
Dopo vari tentativi di scassinare la serratura, la soluzione migliore sembrò quella di chiamare casa: eravamo così giovani, e così  puri, da non conoscere tutte le parolacce... per cui fui parzialmente risparmiato dai cugini durante la lunga camminata che ci condusse al primo telefono disponibile.
Passata un ora, giunse in soccorso lo zio: con un espressione nello stesso tempo seccata, amabile, e sfottente, assestò un deciso colpo di scalpello alla catena, tranciandola di netto.
Un immagine visiva e uditiva che sempre ricorderò.
Sulla via del ritorno pedalammo silenti: clima ben diverso dal viaggio dell' andata, dove sulle ali dell' entusiasmo intonavamo canti goliardici, che il cugino più anziano si premurava d' insegnare, con dovizia di particolari e strofe sempre nuove.

" Tremilasettecento cavalieri son partiti
per l' Africa centrale destinati
il cannoniere si chiamava Pietro
e lo prendeva sempre nel... "

pasi

I cugini m' introdussero pure nell' arte di cercar funghi: personalmente non distinguevo un chiodino dall'amanita falloide, o una cappella dalla volva... ma con l' aiuto micologico appresi perlomeno le basi.
Si pedalava fino all' aperta campagna: abbandonate le biciclette ( senza chiuderle! ) si perlustravano le rive dei fossi, muniti di picozza, sacchetto, coltellino, stivali a mazzagamba.
Spesso capitava fosse necessario cambiar sponda, e per evitare lunghi giri, ci si azzardava a saltare la roggia: il fatto rappresentava momento epico.
Il primo a partire era sfavorito, in quanto sperimentatore: esiti nefasti di riuscita avrebbero fatto cambiare idea agli altri due. Il tifo era sempre avverso: la speranza di assistere a sciagurati ammolli era troppo forte   per essere diversamente percepita.
Alle volte ci si salvava per il rotto della cuffia, e si ringraziava l' altezza degli stivali: ma questi venivano maledetti quando l' orlo veniva superato dall' acqua, la quale riempiva la calzatura di gomma. Il cosidetto " pocio".
Grandi risate ( degli altri !) quando uno era costretto a spogliarli e versare il contenuto.
Ma piedi e calze rimanevano impregnati: e quando si camminava il suono prodotto era inconfondibile.
Nemmeno la stagione autunnale, spesso fredda e nebbiosa, aiutava a superare il disagio.
Fortunatamenti non si sono mai verificati errori clamorosi, con atterraggi interamente acquatici.
Ma fino alle mutande ci sono arrivato io.
Come per il pescare, in quelle giornate d' insieme bastava poco per disrarre la nostra attenzione:
Un giorno -  arrivati alla Madonna delle Fontane per cercar manine e prataioli - ci siamo accorti che il fosso in fondo alla discesa sterrata era parzialmente esondato, invadendo metà corsia, proprio all' imbocco della curva.
Facile immaginare che ci siamo divertiti a scendere veloci, sterzando la bici all' ultimo istante.
Passato l' effetto adrenalinico delle prime discese, abbiamo deciso bene di rendere più avventuroso il gioco, rendendolo una sfida di coraggio: vittoria a chi avesse curvato il più tardi possibile.
Partì Beppe, ma la sua prova non fu molto differente dalle precedenti. Di più osò il Principe: entrò in acqua con un pezzo delle ruote, ma riguadagnò ben presto l' asciutto.
Toccava a me, ed ero fermamente convinto a vincere la gara: mi buttai a capofitto, sempre più giù, per rischiare al massimo. Purtroppo non calcolai le differenti reazioni del mezzo a contatto con l' acqua: l' arco della traettoria sapientemente calcolata, si tramutò in una retta, la quale mi condusse al centro del fosso. La bici si bloccò:  rimasi per qualche istante in bilico , in piedi sui pedali, con le gambe mezze a mollo.
Terminata l' inerzia, a mollo ci andò pure l' altra metà...
Il fatto di aver vinto non mi consolò molto: a parte il fastidio dell' essermi bagnato... quei due cuginastri si contorcevano dalle risate: mi hanno fatto il culo per tutta la giornata!
Naturalmente me l' hanno menata anche per i mesi a venire.
E trent'anni dopo, il Bep è ancora qui a fare allusioni !

Ciao Mister! Un po' in ritardo ma dopo 76 commenti(grande successo, direi!) eccomi qui anch'io! Io purtroppo non ho molti ricordi in comune con i componenti del briscolone. Mi sono affacciato maggiormente solo negli ultimi anni.
Leggo comunque sempre le tue avventure qui sul facebuch. Perchè non scrivi un libro. La vena creativa e letteraria ce l'hai di brutto!
CIAO!

pasi

Benvenuto in facebuch caro Umbe!
E dai e dai sono riuscito a smuoverti.
Di brutto , oltre alla presunta vena creativa ( letteraria è già parola grossa...), è che sono un poco rompipalle: ma ci tenevo ad averti qui.
Vero che il tuo incontro con il Briscolone non si perde nella notte dei tempi, ma già ti citavo nelle pubblicazioni del " Il Bastone". E  il giornalino al quale collaboravi ( Perchè siamo vivi ) ha causato pure una crisi di governo: l' aver fatto  ironia sullo stesso ha scatenato reazioni inaspettate.
All' epoca ti avevo piazzato nella categoria " gioppini "... ma guarda  quanta strada hai fatto! Oggi sei un socio apprezzato, stimato, benvoluto... e presente nella vita sociale.
Un pò meno sul blog...
Ogni vita è storia da libro, e la tua non fa eccezioni: avrai fatto giochi diversi, coltivato differenti amicizie, bramato altre ragazzine, compiuto alternative cazzate ... ma le pagine sono dentro di te.
Obiettivamente, visto che lo scrivere non rappresenta uno dei massimi piaceri, difficilmente pubblicherai un Facebuch ... tuttavia , qualche pezzettino , ogni tanto potresi rivelarlo... o no?
Magari semplici interventi sul presente, limitandoti ad agganciare commenti altrui.
Dopo tre quadrimestri di blog il tuo voto rimane insufficiente: mi spiace doverti bocciare!
Per il prossimo anno sarà possibile puntare almeno al 6 ?
Non fare il lavativo!
Il fatto di aver creato il sito rappresenta ormai bonus scaduto.
Ma ora brindiamo al tuo arrivo: in alto i calici!

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